È da molto tempo che non scrivo nel mio blog. Il motivo principale è che preferisco non dire piuttosto che dire male. So che questo si contraddice con alcune cose che ho detto in altri post, ma è un motivo che ha un certo valore anche filosofico... Il problema è che, se portato alle estreme conseguenze, si rischia di non dire niente, come infatti è successo negli ultimi due mesi. Due considerazioni mi hanno fatto cambiare idea: la prima ve la sottoporrò sotto forma di aneddoto, la seconda in maniera un po' più teorica.
Discutevo con la prof. Grazia Tagliavia, mia docente di Filosofia della Storia; il discorso andò a parare sul modo di approcciare l'assoluto, cosa che ha notevoli riscontri pratici: si può o rimanere candidi, restando al massimo soltanto con il dito puntato, consegue ciò da un approccio mistico al problema; o ci si può sporcare le mani, allora si cerca una via, anche sbagliando, ma perlomeno ci si impegna a magari si ottiene qualcosa. Il suo discorso aveva una natura apologetica nei confronti di certe assurdità di Agostino da lei non condivise (tipo il "braccio secolare"). Al che io proposi una terza via: mettere una bella croce sull'assoluto e cercare di giocarci tutto qui; lei rimase perplessa. Ma il punto non è questo, quel che mi interessa adesso, per il discorso che sto facendo è il modello teorico: si puo stare zitti e non dire niente, così non ci si sporca le mani, ma che traccia lasciamo nel mondo? Oppure ci si può arrischiare e cercare di trovare delle spiegazioni, offrire opinioni, portare argomenti, dare un contributo alla società. Si può fare critica alla politica, schivando bene ogni occasione di partecipazione democratica alla gestione della cosa pubblica, come fanno gli Autonomi della mia Università, che non si sono voluti candidare al Consiglio di Facoltà; o ci si può candidare, cercare di essere eletti, sporcarsi le mani in Consiglio giocando lì le proprie idee, proposte e valori.
La seconda considerazione è comunque la Verità non esiste: il ragionamento che facevo all'esordio di questo post può valere considerando l'esistenza di una qualche Verità, che o si conosce o no, e se non che si taccia. Ma io sono convinto che non ci sia nessuna Verità degna di questa idolatria, e che ogni verità vada spesa, giocata, argomentata, rischiata, nel pubblico dibattito, e se lo scrivere nel blog può costituire un primo passo, allora è giusto e anzi doveroso farlo.
Tra l'altro non si tratta di cogliere l'essenza vera delle cose, come in un'intuizione metafisica, si tratta di affrontare i problemi con l'approccio migliore: insomma è un problema di metodo. Il fatto è che però questo metodo nessuno ce lo da, ma lo dobbiamo trovare noi e può valere solo per noi stessi. Quindi si tratta di provarsi e di pensare, argomentare e scrivere, affinando sempre di più le tecniche e di indagine e di espressione. Col tempo si migliorerà senz'altro, soprattutto se ci si approccia agli altri in modo aperto e senza pregiudizi, e si accolgono le critiche e i commenti, non come qualcosa che può minare la nostra opera (uso opera in senso molto lato), ma in modo critico e intendo critico nel senso kantiano del termine.
Forse queste sono le blaterazioni notturne (ho scritto il posto 'sta notte intorno all'una) di uno che di mattia ha letto Cartesio, ma adesso sono profondamente convinto di quello che sto scrivendo.