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Utente: mirko1004
Nome: Mirko Pace
Studio Filosofia e Scienze Etiche all'Università di Palermo. Dal corso di laurea è evidente il mio φιλοσοφια. Mi interessa tantissimo scoprire-capire-sapere come-perché-cosa pensano le persone e come-perché funzionano le "cose" nel mondo. Mi indignano tantissimo le disparità e i soprusi, questa propensione mi ha fatto avvicinare tantissimo alla politica, che strettamente collegata con le tematiche-problematiche della cittadinanza è uno dei miei pensieri fissi.
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martedì, 04 settembre 2007

La Catena di San Libero - n. 354

tratto da: www.riccardoorioles.org


“La mi tolga le mani di dosso! Lei ‘un ha diritto!”.
“Come non ho diritto! E’ vietato…”.
“Vietato cosa? Ora ‘un si può più parlare con un tale in istrada?”
“Parlare… Ma lei gli ha ha offerto di pulirgli il vetro…”.
“Icchè c’è di sbagliato? Perché, quando qualcuno le offre di venderle un telefonino in tivvù lei che fa, lo arresta?”.
“Sì, ma il sindaco…”.
“O guarda ‘he ora il sindaco vale di più di tutta la hostituzione, della repubblica e di tutti i nostri fondatori messi insieme! Ma la mi facci ridere!”.
“Signor Benigni, la prego…”.
“E voi ‘he ci avete da guardare tutti hosì, o grulli? Perché sono un attore? O perché invece ‘un fate folla anche quando se la pigliano hon un poveraccio qualunque? ‘Un siamo tutti uguali? E ‘un gli è Firenze, questa? O che credete, d’essere già tutti in Alabama?”.
La provocazione di Benigni si è conclusa in commissariato, dove – sempre tenendosi stretti il secchio e lo spazzolone di cui si era “armato” per la sua singolare protesta – il comico è stato infine condannato a duecento euri di multa.
“E io ‘un pago! Anzi, a quel bischero d’un sindaco, gli hiedo pure i danni civili! Hosì impara!”.
“Ma Benigni – gli abbiamo chiesto – c’era bisogno di tutto questo… clamore? Non poteva, chessò, andare in tv a un dibattito, sostenere normalmente le sue opinioni…”.
“Certo che no! Quando i tedeschi misero la stella gialla agli ebrei, sa che fece il re e la principessa e tutta la famiglia reale di Danimarca? Se ne scesero in piazza con una bella stella gialla sul corpetto! E tutti i danesi, via: stelle gialle! Hai voglia i tedeschi a arrestarli tutti quanti! Neanche un ebreo hanno potuto pigliare!”.
*

Questa, naturalmente, non è la realtà. Il povero Benigni, che abbiamo tirato in ballo per pura simpatia, in realtà continuava tranquillamente le sue tournèe, del tutto indifferente a questa sfiorentinizzazione di Firenze. E il Magnifico Rettore, gl’intellettuali, i poeti, gli artisti, i semplici fiorentini (che, in quanto tali, a tali categorie apparterrebbero un po’ tutti). Niente.
E i comunisti feroci, i livornesi, ad esempio? Dormivano pure loro, esattamente come i pisani o i lucchesi. Del resto, poche settimane fa, quando il sindaco – impietosito, o almeno colto da pudore, dalla strage di quattro zingarelli bruciati vivi – aveva sospeso non so che festa per lutto cittadino, a Livorno cuore rosso d’Italia, a Livorno “su venite compagni alla lotta”, a Livorno o non ti saltano fuori i commercianti a dichiarargli a muso duro: “Ma quali saracinesche abbassate. Ma lo sa quanto ci sosterebbe?”.

D’Avanzo, uno dei migliori giornalisti d’Italia, elenca i guai cui finalmente il Palazzo (“Un segnale di rinnovamento”) sta per porre rimedio: "Lavavetri, racket, pedofili, mafiosi”. E un altro dei giornalisti più democratici, Lerner: "Quel ricatto al semaforo che imbarbarisce le nostre vite".
A questo punto è inutile stare a chiedergli perché, ad esempio, nella vecchia Jugoslavia o ora in Spagna gli zingari stanno buoni e tranquilli senza rompere le scatole a nessuno. O perché nella civile Inghilterra i semplici vagabondi, fino al diciottesimo secolo, venivano impiccati a vista (oppure, negli altri secoli, deportati d’autorità in Australia o iin America). O perché lo stesso Carlo Marx, fra le bellissime pagine che scrisse sulla Comune di Parigi, non mancò di precisare orgogliosamente che i ladruncoli, gli operai, li fucilavano senz’altro.
C’è una paura antica, dei vagabondi e degli “zingari”, fra la gente “normale”. Noi sinistra eravamo nati anche per incivilire queste paure, per ragionare. Ma si capisce, è passato tanto tempo.
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Mondello (Palermo). Operai ghanese di sessantun anni ferito al volto dal cane da guardia nel residence dove lavorava. Prognosi una settimana, ricoverato al Civico.
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Amato: tolleranza zero, facciamo come in America ha fatto Giuliani.
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Gentilini: "Facciamoci giustizia da soli".
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Mi piace l’idea di Bossi dello sciopero delle lotterie. Sono una delle cose più berlusconiane che esistano (i Borboni erano dei berlusca con quarti di nobiltà) e anche se non sono contro il governo aderirò senz’altro. Veramente, se avesse voluto fare una cosa veramente elegante, avrebbe invitato i milanesi (che non esistono più: ora ci vivono i padani, come nel caro vecchio Veneto i nordestini) a fare lo sciopero del fumo: questo sì avrebbe fatto danno all’erario. Però non era possibile, perché uno sciopero delle sigarette i milanesi l’avevano già fatto più di un secolo fa, contro gli austriaci e a favore dell’Italia unita. Quindi secondo Bossi una bestemmia, da cancellare accuratamente dalle memorie cittadine.
(In realtà, lo sciopero più grandioso di tutti, quello che avrebbe fatto realmente collassare il sistema, sarebbe stato quello della cocaina. Ma questo ormai non può più chiederlo nessuno in Italia, né ai milanesi né ai romani né ad alcun’altra tribù del Belpaese).
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Per diffondere un’idea così semplice e ragionevole, Bossi ha dovuto tirar fuori il fucile, parlare di lotta armata, fare insomma il brigatista; spiegando poi che l’ha fatto per tener buoni i suoi elettori, che a quanto pare sono tutti bestie. In realtà, l’ha fatto semplicemente per i minuti di audience (l’Italia è una repubblica fondata sull’audience) che ogni affermazione del genere comporta. Come le due tizie che, per ottenere finalmente un incontro con Corona, non hanno esitare a falsificare una foto di un’amica morta, a spacciarla per prova decisiva, ecc. Le ragazzine vogliono fare le veline, a qualunque costo, e i politici vogliono fare i grandi leader, a qualunque costo. O forse anche i politici vogliono fare le veline. O forse è la stessa cosa.
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Durerà fino al 17 settembre a Bologna la 62esima Festa nazionale de l’Unità. Trattative sul brand. Nessuna dichiarazione dell’ex presidente del Consiglio d’Amministrazione, Gramsci.
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Miliardi bruciati, campagne bruciate. I miliardi di euri delle Borse, i boschi – e le vite umane – degli incendiari. Le facce lombrosiane dei pastori, e dei manager.
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Palermo. Nasce – finalmente - l'associazione antiracket. E’ una delle ultime città a farlo. Su diecimila commercianti palermitani, meno di duecento hanno aderito (in due anni) all’iniziativa di “Addio Pizzo”.
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Palermo. Il giudice Luca Tescaroli: "Va aggiuto che la tipologia delle indagini in questione si scontra con la scarsa cooperazione degli istituti di credito. Sarebbe allora utile inasprire i meccanismi sanzionatori di tipo finanziario nei confronti degli istituti di credito che omettono...".
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Catania. Tre attentati in cantiere allo stesso imprenditore, Andrea Vecchio. Ma, salvo i ragazzi di “Addiopizzo" e pochi altri, l’attenzione della città è prevalentemente rivolta all’inizio del campionato. Il Catania anche quest’anno giocherà nella massima serie, non ha ancora ammazzato nessun altro poliziotto ma ha già preso a calci l’allenatore di un’altra squadra.
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Saviano. Ancora sotto il tiro della camorra, nell’indifferenza complessiva degli intellettuali.
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Calabria, Europa. Ci sono voluti i morti di Duisburg per far accendere i riflettori su una realtà che da anni si sforzano di far comprendere i magistrati in prima linea come Salvatore Boemi, Nicola Gratteri o Luigi De Magistris. La ‘ndrangheta non uccide per faida, o almeno la faida non è quel residuo ancestrale che si crede: dietro ogni faida c’è un disegno ben preciso di controllo del territorio, di predominio sui traffici, di business insomma. La ‘ndrangheta dei pastori d’Aspromonte non esiste più da tempo. Ha fagocitato quasi tutto il tessuto commerciale delle città calabresi reinvestendo gli enormi profitti derivanti dal traffico (quasi in esclusiva) della cocaina.
"A Reggio Calabria - dice Repubblica - il settanta per cento dei commercianti della città paga il "pizzo"". Ma quando mai! Noi calabresi ormai siamo avanti rispetto a Palermo o a Napoli: il pizzo qui lo pagano solo quattro poveri cristi, visto che ormai la maggioranza dei principali esercizi commerciali sono controllati, direttamente o indirettamente, dalla ‘ndrangheta che così "mette in lavatrice" - grazie a un sistema bancario, diciamo così, disattento - il proprio denaro. Che diversamente non potrebbe essere utilizzato per acquistare intere catene di alberghi sulla riviera Adriatica, complessi edilizi in Costa Azzurra, ristoranti e catene di stores a Duisburg, a Monaco, a Montecarlo e in mezzo mondo.
E ci voleva la strage di Duisburg per accendere questi riflettori? Ma allora è proprio vero che i nostri incontri, dibattiti, convegni di denuncia sono solo un abbaiare alla luna.
Non sono passate due settimane dal bellissimo Meeting “Legalitàlia” organizzato proprio a Reggio Calabria dal movimento dei ragazzi di Locri “Ammazzateci tutti” e dalla costituenda Fondazione “Antonino Scopelliti”, dove s'è data appuntamento per una tre giorni di studio e di discussione sul fenomeno mafioso la “meglio gioventù” calabrese ed italiana, insieme a magistrati, docenti, giornalisti, uomini di Chiesa e d’impegno sociale. Per tre giorni ci siamo detti tutto, ma proprio tutto, quello che si sta dicendo in questi giorni sui giornali di tutta Europa. Evidentemente, come al solito, ci parlavamo addosso.
Prodi ha chiesto l’aiuto dei giovani calabresi per far nascere una nuova mentalità in una nuova Calabria. Voglio proprio vedere se veramente li chiamerà a Palazzo Chigi, fuori dalle segnalazioni e dai veti incrociati della sua maggioranza, e se darà loro gli strumenti per cominciare ad operare una vera ed efficace opera di educazione alla legalità che parta dai più piccoli e dalla strada.
C’è bisogno di strumenti straordinari, non di leggi straordinarie. E questi ragazzi di “Ammazzateci tutti” hanno dimostrato di averne di idee per combattere efficacemente questa battaglia, ed anche molto chiare. In Calabria non ci sono solo i mafiosi da una parte e le persone perbene dall’altra: c’è una situazione in cui l’area più pericolosa non è quella "nera" della ‘ndrangheta tradizionale, ma quella "grigia" delle collusioni e delle contiguità con pezzi delle istituzioni. Se non si recidono pubblicamente questi legami, allora sarà tutto fumo, come sempre.
Sarebbe importante (e forse decisivo) cominciare a dare un esempio proprio cogliendo l'occasione della nascita anche in Calabria del nuovo Partito Democratico. La mafia non si combatte solo con i proclami e con qualche posto di blocco, non verrà mai vinta se non si riuscirà a dare entusiasmo ai giovani, mostrar loro che conviene stare dalla parte giusta, ridare dignità a una politica qui ridotta a fango. Una casta che sputa in faccia ai disoccupati, con assunzioni parentali e clientelari negli uffici regionali, con "concorsoni" a numero chiuso riservati ai reggipanza della politica - alla faccia dei titoli e delle intelligenze degli altri disoccupati calabresi. E che poi si candida alle segreterie regionali dei partiti (Pd compreso).
O lo comprendiamo tutti, o non è il caso di perderci ulteriore tempo (e vite umane innocenti). Meglio dedicarsi alla testimonianza e continuare ad abbaiare alla luna. Almeno non ci dovrebbero ammazzare per chiuderci la bocca, come in Sicilia hanno fatto con Pippo Fava e Beppe Alfano.
Questo per il momento è tutto, connazionali italiani e cittadini europei, tutti drammaticamente, volenti o nolenti, in provincia di Reggio Calabria. Dalla regione della più grave strage di mafia che si ricordi, ma anche dalla regione del Consiglio Regionale con più consiglieri inquisiti d’Europa. [Giovanni Pecora]
Bookmark: www.legalitalia.org - Speciale Meeting
______________________________________

Alla conquista dell'Iphone. Se compro una macchina, sono libero di modificarla, metterci alettoni e cerchi in lega, usare la benzina che preferisco o metterci un impianto a gas, cambiare il colore, l'impianto stereo o i coprisedili. Se compro un Apple Iphone devo tenermelo così com'è, perché qualcuno ha deciso che non posso guardarci dentro. In nome del principio di autodeterminazione nell'uso delle tecnologie (l'ho comprato, è mio e ci faccio quello che voglio) la comunità degli Hacker si è mobilitata per capire il funzionamento dei "telefoni con la mela", e obbligarli a fare quello che vogliono i loro proprietari anzichè quello che vuole Steve Jobs e gli azionisti della Apple.
Il lucchetto più grosso e fastidioso è quello dei cosiddetti DRM, i sistemi di gestione digitale dei diritti d'autore che possono decidere quante volte puoi ascoltare un brano o vedere un film prima che si autodistruggano e quali dispositivi sono abilitati alla riproduzione dei contenuti.
Alla guida dei "pirati" che stanno assaltando la corazzata Apple c'è un esponente della comunità Hacker noto agli appassionati di tecnologie e alle autorità federali Usa per essere stato il primo ad aggirare le protezioni dei Dvd, quando eravamo ancora costretti a usare Windows per poter vedere un film e non potevamo guardare sul nostro lettore europeo un film regolarmente acquistato negli Stati Uniti. Si tratta di "Dvd Jon", al secolo Jon Lech Johansen, un hacker norvegese che vuole sfidare la legge per affermare un principio molto semplice: l'Iphone è mio e lo uso con la compagnia telefonica che mi pare.
A dimostrazione che il mercato è tutt'altro che libero, Apple ha deciso che i suoi telefoni funzioneranno solamente per gli utenti della At&t e solo pagando cifre esorbitanti (36 dollari di attivazione e 60 dollari al mese per il piano tariffario più accessibile). Per scoraggiare queste pratiche monopolistiche e anticoncorrenziali serve a poco rivolgersi alle associazioni dei consumatori, men che meno ai vari garanti e authority che nella migliore delle ipotesi intervengono con esasperante lentezza. L'unica speranza sono gli Hacker, e la loro voglia di liberare le informazioni e le tecnologie. [carlo gubitosa]
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Ho appreso di essere fra i giornalisti spiati (come "principali siti del network telematico di delegittimazione del Premier") dai Pompieri. Una proposta pratica per il Comando Pompe: la prossima volta che dovete spiarmi, date i soldi a me e io mi registro da solo, da quando mi alzo la mattina a quando vado a letto la sera. Così voi risparmiate, io faccio qualche lira e al Pompa gli resta più tempo per andare a pompare altrove. [r.o.]
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Persone: Franco Carlini, genovese, 63 anni. Era stato fra i primi giornalisti italiani a parlare dell’internet, sul Manifesto e sul Corriere.
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esperito@libero.it wrote:
< Agli amici e poi a quelli che scrivo di solito, fra cui giornalisti. Oggi ho pianto. Oggi ho filmato e registrato un ragazzo picchiato dalla polizia, un ragazzino, un tossico, ferite, costola incrinata, ematomi e la faccia (siamo a brescia è ragazzi, la società civile). Vorrei dire: giornalisti esseri meschini, ma lo so, la paura sottomette. Non so cosa sarei io se la polizia venisse a minacciarmi, a picchiarmi. Cordiali Saluti >
_______________________________________

Giuseppe Palermo wrote:
< Cari amici, Ho ricevuto copia di un esposto alle autorità, presentato da un ragazzo di Isola delle Femmine (Pa), Pino Ciampolillo, che riferisce delle ripetute minacce da lui ricevute a seguito della sua opposizione ad uno dei programmi costruttivi, in variante al Prg ed in verde agricolo, di una delle cooperative che qui in Sicilia tutti ben conosciamo. Cercherò di informarmi meglio sui particolari di questa storia e di darne conto, ma anche così il quadro mi pare chiaro, e le foto pubblicate sul sito a cui si rinvia parlano da sé. Cerchiamo di non lasciare solo questo amico, scrivendogli e diffondendo il suo appello >
Bookmark: www.isolapulita.it
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Nando dalla Chiesa wrote:
< Come si ricorderanno i venticinque anni del Generale-Prefetto? Ci sarà uno spazio ampio su Left-Avvenimenti (non so ancora in che settimana). Quindi spiccherà la serata del 2 settembre alla festa nazionale dell'Unità a Bologna. Con Caselli, don Ciotti, Beppe Lumia e il sottoscritto. Voluta da Beppe Lumia, parlamentare Ds, al quale si deve la lunga serie di commemorazioni alle feste dell'Unità di questi anni. Beppe fu negli anni ottanta uno dei giovani siciliani ai quali idealmente si rivolse mio padre nei suoi ultimi cento giorni palermitani. E lui ha sentito per intero la responsabilità di ricordarlo nel corso dei decenni successivi. Il 3 sera a Roma, il generale-prefetto verrà invece ricordato alla Casa del jazz, nel bellissimo parco confiscato alla celebre banda della Magliana >
Bookmark: www.nandodallachiesa.it
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(Ci scusiamo per la lunga, e non volontaria, assenza. Ma non siamo stati in vacanza)
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martedì, 05 giugno 2007

La Catena di San Libero

________________________________________

riccardo orioles <riccardoorioles@sanlibero.it>

La Catena di San Libero

23 maggio 2007 n. 353
________________________________________

A causa di un errore umano, il numero 353 della Catena di Sanlibero e' stato gia' spedito con il solo "contenitore" ma privo di contenuti. Poi abbiamo provato a rispedirlo ed e' morto il server poco dopo avere iniziato. Ne abbiamo messo su uno nuovo con le novita' sui lavori di ripristino. Lo potete raggiungere al solito indirizzo:

http://www.sanlibero.it

Adesso ci riproviamo, sperando che sia la volta buona, scusandoci con i lettori che hanno ricevuto questo numero tre volte e con quelli che invece lo ricevono solo ora. [shining]
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Non credo che i brogli elettorali siano stati decisivi nella vittoria di Cammarata su Orlando, a Palermo. Personalmente, li valuto attorno al cinque per cento: un piccolo partito (ma un partito) che fa parte a pieno titolo della maggioranza. Non mi scandalizzo neanche eccessivamente dell'uso di questi metodi da parte dei notabili che qui esercitano il ruolo di classe politica: e' un uso tradizionale (gia' Ottaviano pagava gli elettori) e fa parte, nel terzo mondo, delle regole del gioco.

Il fatto e' che la Sicilia non e' piu' terzo mondo e non lo e' piu' da molto tempo. La stessa signora che innocentemente, all'uscita del seggio, sorride con aria d'intesa al galoppino, stasera fara' zapping fra i canali di Sky, la cui antenna si erge fiera dal suo balcone (per pagare l'abbonamento, qualche mese fa, una donna prostitui' la figlia adolescente). Secondo uno studio dell'universita', a Palermo il novanta per cento dei bambini fra gli otto e i quattordici anni ha il telefonino. Fra qualche anno voteranno anche loro, e venderanno tranquillamente il loro voto in cambio di un telefonino nuovo. Sia il primo che il secondo telefonino sono prodotti all'estero, sono commercializzati da gigantesche (e incontrollabili) holding finanziarie italiane, e arrivano fino al bambino palermitano grazie ai finanziamenti di Roma, di Bruxelles, di Berlino, di Sidney e naturalmente di Cosa Nostra. Il bambino palermitano infatti non produce niente - ne' telefonini ne' altro - ne' produce niente la sua famiglia. Che pero', dal punto di vista consumistico, e' perfettamente integrata nell'Occidente.

Ecco: le elezioni di Palermo non sono state a Palermo ma a Islamabad, a Medellin, in una qualunque metropoli dell'ex Terzo Mondo: che pero', nel sistema che vige ora (e che non ha ancora un nome: gli regaleremo provvisoriamente una maiuscola e lo chiameremo Sistema) e' perfettamente integrato nell'Occidente. Le "elezioni", la "democrazia" e le altre etichette storiche dell'Ottocento qui sono simboleggiate da meccanismi di vario genere (la guerra di clan, l'attentato, la compravendita del voto) modellati sulle tradizioni locali. Esistevano, certamente, anche delle tradizioni democratiche - in senso vero – anche qui: ma non appartenevano alla classe dirigente bensi' alla sua controparte popolare. Discioltasi questa, almeno politicamente, nel vasto e massificante calderone dell'egemonia post-industriale, resta la compresenza di forme arbitrariamente "democratiche" ("vai a votare") e sostanze coerentemente "fasciste" ("se ti opponi ti ammazzo").

 

Pasolini, molti anni fa, diceva alcune cose antipatiche sul fascismo. Distingueva il fascismo-fascista, quello storico, che pero' non riusciva a distruggere (in quanto elitario, in fondo) la cultura profonda delle classi popolari; e il fascismo-postfascista, quello contemporaneo a lui, che invece riusciva a penetrarvi grazie alla massificazione, al conformismo, al consumo e insomma a un'egemonia totalizzante dei valori che prima erano considerati (in vetero-linguaggio) "borghesi".

Mi sembra che il discorso di Pasolini sia perfettamente valido, qui in Sicilia, per la mafia. Quella di prima (la mafia-mafiosa, quella che ammazzava Falcone) non era affatto egemonica, non era assolutamente "popolare" e suscitava opposizioni. Quella di ora, che non ammazza i Falcone ma impedisce "politicamente" che ne sorga uno, invece e' perfettamente integrata nel sistema, si basa sugli stessi valori, esercita (almeno in alcuni momenti) un'egemonia. E merita dunque le sue maiuscole: il Sistema Mafioso.

Il commerciante palermitano - per esempio - non e' "mafioso". E perche' mai dovrebbe esserlo? Anche nel vecchio fascismo il commerciante romano mica era "fascista": alle adunate del sabato ci andava, quando ci andava, malvolentieri. Pero' gli conveniva che il negozietto ebreo, che gli faceva concorrenza, fosse tolto di mezzo. Oggi al commerciante di Palermo (Palermo centro, non periferia) conviene che ci sia la pena di morte, a pagamento, contro la microcriminalita'. I ragazzi di Addio Pizzo hanno tentato per due anni di seguito di convincere i commercianti palermitani a dire semplicemente "io sono contro il pizzo". Ne hanno convinto circa duecento, su diecimila. Questo spiega, fra le altre cose, il voto palermitano: sia la sconfitta "politica" di Orlando (che poi, tecnicamente, e' stata un'avanzata notevole in termini di voti) che la vittoria politica, stavolta senza virgolette, del partito del vendo-il-voto. Non se ne esce coi vecchi riti, con le manifestazioni generiche e con le celebrazioni. A Falcone non basta essere ricordato.

Se ne esce - per esempio - sviluppando le lotte dei senzacasa e chiedendo che siano dati a loro i palazzi sequestrati ai mafiosi. Ma chi lo fa? Pochi benemeriti, come Abbagnato o Umberto Santino, sempre piu' ignorati dai media e sempre meno presenti nei convegni ufficiali. Sono le lotte dei poveri (i senzacasa, le cooperative contadine di Libera siciliane e calabresi, ecc.) quelle che fanno piu' paura al Sistema. Su esse bisogna puntare al massimo, generalizzarle, sostenerle, avere una politica di alleanze (dai "moderati" agli "estremisti", senza puzze al naso) basata su di esse; e sviluppare una battaglia di comunicazione (giornali, tv, internet: nel nostro piccolo Casablanca, Sanlibero, TeleJato) senza la quale nessuna battaglia puo' essere generalizzata. Licausi, Radio Aut e Pio La Torre non sono dei nomi storici, sono semplicemente le cose da fare ora.

 
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(urne elettorali per la strada, in un paesino della Sicilia)
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Occidente. "No alla confusione politica-religione", "Lo stato e' laico e laico rimarra'": oltre un milione e mezzo di persone, fra un mare di bandiere rosse, hanno manifestato tutto il giorno per difendere la tolleranza civile e i principi di liberta' contro le eccessive ingerenze dei leader religiosi. Purtroppo e' avvenuto a Smirne, e le bandiere rosse erano quelle turche.
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Fatherland 1. E' morto il predicatore Folwell, quello che: "L'undici settembre Dio ha punito i gay". Ha fatto, o contribuito a fare, un presidente. Purtroppo era protestante e non cattolico, e quindi non ha avuto la minima chance di diventare papa.
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Fatherland 2. C'e' un paese d'Europa in cui gli zingari sono rispettati, aiutati dallo Stato, lavorano, non creano problemi anessuno e sulla carta d'identita' portano scritto fieramente "Nazionalita': zingaresca". Questo paese non esiste piu' ed era la Jugoslavia di Tito. La' solo (e nel civile impero degli Asburgo) gli zingari hanno potuto dimostrare quanto possono essere cittadini. In tutto il resto d'Europa (e anche ora e anche qui) non gli hanno concesso altro che qualche soluzione finale.
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Memoria. In un articolo sulla Catania anni '80 Toni Zermo ("La Sicilia") scrive del vecchio "Giornale del Sud", diretto da Giuseppe Fava: "...fino a quando Fava si dimise per fondare la rivista I Siciliani". Ma Fava non si "dimise" affatto: fu ufficialmente e formalmente licenziato dai proprietari perche' si era schierato contro i missili di Comiso (e perche' aveva pubblicato una pagina sul mafioso Ferlito, cugino d'un politico di allora). E' passato tanto tempo, d'accordo. Ma la memoria, secondo noi, serve sempre a qualcosa. In questo caso, a precisare che Zermo e' un mentitore.
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Banca. A Pescara ce n'e' una che ha provocato sul conto corrente di un cittadino un buco di circa 3 milioni di euro.

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http://www.enricocisnetto.it/articolo.aspx?ID=7022&sez=Spazio%20Aperto&evi=caripe_
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Ribanca. Si e' schiuso un altro uovo e ne e' saltato fuori un altro bancosauro, con un'impressionante batteria di denti e un appetito proporzionato alle dimensioni. Si nutre di autostrade, giornali, buoi in branco, risparmiatori, parmigiano, oltre che (essendo carnivoro) di altri bancosauri piccoli e grandi. Gli scienziati l'hanno chiamato Capisaurus Unitus ed e' fino a questo momento il piu' grande predatore esistente.
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Sbanca. Il Venezuela e' uscito dal Fondo Monetario Internazionale (gestito dagli Stati Uniti) e si affidera' d'ora in poi a un nuovo "Banco del Sud" con Brasile e Argentina. Hanno aderito tutti gli altri paesi sudamericani meno Cile, Colombia e Peru'. I paesi che aderiscono al Banco hanno riserve per 164 miliardi di dollari depositati in Usa e Europa. "Ce li riportiamo a casa e ce li investiamo qui da noi". Si parla di una nuova moneta, una specie di euro per tutta l'America Latina.
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Chiamate i carabinieri. E' stato segnalato nei pressi di Catania il "comandante" Thomas J. Queen. Fino a poche settimane fa era uno degli organizzatori del campo di concentramento di Guantanamo: in tale veste si e' dunque reso responsabile di comportamenti che ai sensi del codice penale italiano e delle convenzioni internazionali costituiscono reato. Adesso, dovrebbe comandare la base di Sigonella. Non e' benvenuto fra noi, ci bastano gia' i mafiosi locali. Se doveste incontrarlo in liberta' fuori dalla sua base, chiamate i carabinieri (che a Sigonella hanno gia' avuto occasione di insegnare la buona educazione a questa gente).
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Emergenza televisione. Perche' la gente si incazza guardando "Porta a Porta"? Questa domanda meriterebbe un approfondito studio antropologico. In realta' gli interrogativi sono due: prima bisogna chiedersi perche' la gente entra nel salotto di Vespa, e poi chiedersi perche' ne esce incazzata. In questo circolo vizioso del guardo-m'indigno-m'arrabbio cadono anche menti brillanti come quella del vignettista Mauro Biani, che l'11 aprile, dopo una buona dose di masochismo televisivo, mi incontra per caso in rete sfogando la sua frustrazione per "un portaapporta con La Russa e Maroni, dove l'espressione piu' delicata verso Emergency e' fiancheggiatori dei Talebani, con attacchi pesanti e censori all'inviato del Tg1 dall'Afghanistan, colpevole di aver tentato di ragionare, uscendo da stereotipi e slogan". In queste dinamiche e' piu' forte la curiosita' di vedere fin dove si spingono le menzogne dei potenti o la sete di giustizia per gli afghani, che avendo problemi piu' seri se ne fregano altamente di Maroni e La Russa? Ormai in questo gioco televisivo delle parti anche la nostra indignazione e' funzionale al potere di chi indigna, afferma e sostiene il potere di mentire apertamente, il potere di diffamare gli onesti e garantire impunita' ai criminali di guerra, il potere di far incazzare e condizionare emotivamente perfino noi che ci sentiamo lontani da loro anni luce. Il primo istinto e' quello di fare disobbedienza civile spegnendo la tv. Per uscire da questo gioco delle parti l'unico modo e' abbandonare il teatrino e smetterla di fare gli spettatori indignati. Famiglie Auditel, tocca a voi. Date ai deliri catodici lo stesso peso dei ragionamenti grevi che ascoltiamo sull'autobus o al mercato. Mica possiamo farci cattivo sangue per tutte le persone ignoranti e stupide che incontriamo: abbiamo meglio di fare che prendercela con i "vespasiani" che affollano i salotti televisivi. Per far crollare i giganti dello schermo basta chiudere gli occhi e gettare il telecomando per un salutare principio di umanita' e di decenza. Smettiamola di sbirciare nelle fogne, basta accanirsi contro persone da curare, drogate di potere e denaro, malati terminali di cinica ignoranza che casualmente si ritrovano in parlamento e/o in Tv. Se proprio vogliamo reagire scriviamo a Vespa e La Russa delle lettere, come faceva Gandhi con Hitler scommettendo sui suoi ultimi brandelli di umanita'. Invochiamo su di loro la pieta' degli dei, sentiamo sulla nostra pelle la sofferenza mentale di questa Italia che per paura diventa rabbiosa, scalcia e morde. Ormai guardare Porta a Porta e' un atto di vouyerismo paragonabile a sbirciare su internet i filmati dei disabili ripresi e sbeffeggiati dai compagni di scuola: un esercizio morboso della curiosita' a danno di persone sfortunate.
[carlo gubitosa]
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Vedi sopra. Diminuiscono ancora gli spettatori della tv. Ventisette milioni e 15mila spettatori nel 2006, 25 milioni 922mila di quest'anno: un milione tondo tondo che non l'accende piu'.
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Tecnologie. Ultrasuoni percepibili solo dagli adolescenti per proteggere il municipio di Ginevra: bande di ragazzini, ultimamente, si divertivano a graffitargli i muri.
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Milazzo uber alles. La ridente cittadina del Tirreno ha dato i natali a un'altra stella dell'internet: Giuseppe La Spada ha vinto il People Voice Award per aver disegnato il sito del famoso artista giapponese Ryuichi Sakamoto.
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L'avvocato Flaminia Caldani wrote (abstract):

< In un Suo articolo del giugno 2000 si riporta un episodio di aggressione a sfondo sessuale compiuta da alcuni ragazzi italiani, tra i quali era stato implicato in un primo momento anche il mio cliente signor Valerio Collettini, ai danni di due turiste straniere che si trovavano alla fermata dell'autobus di Largo di Torre Argentina e Roma. Da tale episodio era scaturito il Procedimento Penale n. 40625/00 R.G. N.R., conclusosi con Sentenza emessa dal Tribunale di Roma in data 7 luglio 2000. La Sentenza ha assolto il signor Valerio Collettini con la formula piu' ampia "per non aver commesso il fatto". La invito quindi provvedere alla rettifica di quanto apparso sull'articolo. Rimango a Sua disposizione per qualsiasi chiarimento >

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Gentile avvocato, siamo lieti dell'innocenza del Suo cliente, che volentieri comunichiamo ai lettori. Fa sempre piu' piacere dare le buone che le cattive notizie. Questa in particolare, ripresa dalle agenzie-stampa e dai quotidiani dell'epoca, ci aveva indotto in errore e senz'altro ne diamo atto al signor Collettini. (r.o.)
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kevin.keegan[at]gmail[dot]com wrote:

< Caro R., i risultati elettorali in Sicilia con accluso sorriso ultraumano di Cammarata mi hanno ispirato un'idea: costruire un sito web contenente foto di schede elettorali votate in tutti i modi possibili: l'elettore siciliano potra' scaricare il file .jpg da mandare al capobastone di riferimento, e nel segreto dell'urna votare secondo cio' che detta il suo cuore >
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Cooperativa "Lavoro e non solo", Corleone, wrote:

< La nostra cooperativa sociale "Lavoro e Non Solo" ha recentemente subito un grave atto intimidatorio nei vigneti confiscati alla mafia di contrada Pietralunga, nel territorio tra Corleone e Monreale. Oltre 700 delle 1000 viti del terreno sono state gravemente danneggiate da ignoti che ne hanno scientificamente asportato le gemme. Il danno subito e' ingente, la produzione di vino del 2008 e' compromessa. Il lavoro della cooperativa non si ferma davanti a questo, e la mattina di sabato 12 maggio, quando il prefetto e il questore di Palermo, insieme al presidente della Commissione nazionale antimafia si sono recati sui terreni per portare la solidarieta' delle Istituzioni, hanno trovato i soci della cooperativa intenti a coltivare i terreni: questo gesto e' per noi la risposta piu' significativa alle intimidazioni ricevute. "Lavoro e Non Solo", cooperativa nata all'interno dell'esperienza dell'Arci e tra le piu' significative concretizzazioni di anni di Carovane Antimafia, e' una delle cooperative che insieme a Libera porta avanti il progetto Libera Terra >

Bookmark: http://www.lavoroenonsolo.com
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Giuseppe Palermo wrote:

< L'ex ministro Salvo Ando' aderira' al nascente partito democratico in occasione dell'assemblea costituente del prossimo ottobre. Ando' che capeggia la corrente di dissenso all'interno dei socialisti democratici, ha gia' avviato contatti con la presidente dei Ds a palazzo Madama, Anna Finocchiaro, che sta trattando per un posto nella direzione nazionale" ("Centonove", 11 mag. 2007). La notizia potra' scandalizzare i pochi che ancora ricordano i benfatti del nuovo acquisto (gia' proconsole di Craxi in Sicilia, uscito per prescrizione da processi per mafia e tangenti, frequentatore delle cene di Previti, denigratore dei giudici di Palermo, ecc. ecc.), ma non stupisce. Cosa aspettarsi dopo che un segretario Ds ha riabilitato Craxi, lo ha persino messo nel Pantheon accanto a Berlinguer, salvo poi, per salvare la faccia, ...abolire il Pantheon? >
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franco_mistretta[at]yahoo[it]it wrote:

< "La mafia - ora lo dice anche Napolitano - e' una specie di nuovo fascismo che opprime quattro regioni del paese". Come i fascismi ha anche una certa consistenza di base, un controllo militare del territorio, una zona grigia che fa finta di non vedere e una minoranza che si oppone rischiando il lavoro, l'incolumita' e spesso la vita. La base di massa e' data dalla manovalanza giovanile che rispetto alla precarieta' o inesistenza del lavoro preferisce "vivere pericolosamente" e tentare di arricchirsi rapidamente (lo racconta bene il libro di Saviano). La zona grigia e' data dal ceto medio e dall'intellettualita' che in vario modo con la mafia non solo convive ma ci fa affari. E l'egemonia e' esercitata da gran parte della classe dirigente, sostanzialmente permeata dalle cosche (e' il concetto di "borghesia mafiosa" proposto da Mario Mineo e ripreso da Umberto Santino). Bisogna capire come si puo' lottare il fascismo, dall'interno e dall'esterno, cosi' come ci preoccupiamo (quando lo facciamo) di aiutare l'opposizione birmana, gli studenti democratici iraniani, o, anni fa, l'opposizione al franchismo. Per esempio con denunce e volantini anonimi, scritte clandestine sui muri, raccolta di fondi degli antifascisti all'estero, e la richiesta a tutti i democratici di rompere i rapporti con le dirigenze politiche che amministrano quelle regioni (che non possono semanticamente essere definite "amministrazioni democratiche"). Anche perche' il contagio si va estendendo e gia' gran parte del litorale laziale e' nelle mani della camorra >
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Pietro Ancona wrote:

< Ero segretario generale della Cgil siciliana quando Pio La Torre fu mandato dalla Direzione del Pci a guidare il partito in Sicilia. Pio La Torre fu ucciso perche' la mobilitazione dei siciliani contro i missili a Comiso era diventata una poderosa leva per un radicale cambiamento dei rapporti politici e sociali nell'Isola. A Comiso convenivano centinaia di migliaia di persone, in particolare di giovani, certo per protestare contro l'installazione della base missilistica ma consapevoli di rappresentare tutti insieme una nuova forza per operare una radicale rivoluzione civile in Sicilia. Pio mi diceva: "Sto scuotendo l'albero della Sicilia. Cadranno frutti abbondanti per un futuro migliore!". Lo scardinamento dell'equilibrio siciliano avveniva attraverso la leva della mobilitazione per la Pace e l'attacco frontale alla mafia. Pio chiamava i mafiosi per nome e cognome! Questi ultimi venticinque anni spiegano bene la necessita' della sua morte per il potere. Il movimento con epicentro Comiso e la Mafia si e' spento e le speranze di decine di migliaia di giovani si sono oscurate. Oggi abbiamo la Regione di Cuffaro che vuole privatizzare l'acqua e che ha prodotto una riforma dello Statuto che la trasforma in una satrapia di oligarchi. Sono fiero di essere stato al suo fianco in tutte le lotte per la pace e contro la mafia e di avere rilanciato, un mese dopo la sua morte, la lotta per distruggere i patrimoni di mafia in un Consiglio Generale della CGIL siciliana presieduto dalla indimenticata Donatella Turtora >
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Casablanca. Ha fatto un anno ed e' in edicola oppure in viaggio verso casa tua, se la chiedi. Vedi figurina.
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Fra Ginepro wrote:

Il discorso della mezza montagna.

< Beati i deboli, perche' di essi sono le periferie.

Beati i deboli, perche' saranno consolati da Previti.

Beati i deboli, perche' erediteranno i debiti dei genitori.

Beati i deboli che hanno fame e sete della ingiustizia, perche' saranno saziati.

Beati i deboli, perche' troveranno il pusher sotto casa.

Beati i deboli, perche' vedranno la televisione di Stato.

Beati i deboli, perche' saranno chiamati populisti.

Beati i deboli a causa della giustizia, perche' di essi e' il regno di Regina Coeli.

Beati voi deboli quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, vi diranno demagoghi per causa mia >
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"A che serve vivere, se non c'e' il coraggio di lottare?" (Giuseppe Fava)
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