Mirko

confronto, informazione, politica, socialità, cultura

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Utente: mirko1004
Nome: Mirko Pace
Studio Filosofia e Scienze Etiche all'Università di Palermo. Dal corso di laurea è evidente il mio φιλοσοφια. Mi interessa tantissimo scoprire-capire-sapere come-perché-cosa pensano le persone e come-perché funzionano le "cose" nel mondo. Mi indignano tantissimo le disparità e i soprusi, questa propensione mi ha fatto avvicinare tantissimo alla politica, che strettamente collegata con le tematiche-problematiche della cittadinanza è uno dei miei pensieri fissi.
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sabato, 13 ottobre 2007

Generazione Q

La Repubblica ha pubblicato l'11 ottobre un interessante articolo di Thomas L. Friedman. L'autore riflette sulla situazione giovanile, dopo un tour tra college americani. Egli si dice perplesso e impressionato:

"Sono impressionato perché sono molto più ottimisti e idealisti di quello che dovrebbero essere. Sono perplesso perché sono molto meno radicali e impegnati politicamente di quel che sarebbe necessario."

È questo il punto centrale del suo articolo, che esprime già dalle prime righe e sviluppa in tutto il suo scritto. Dopo l'11 settembre il suo più grande timore era che i giovani non potessero viaggiare liberamente per il mondo come i giovani della sua generazione: questo timore non si è realizzato, i giovani viaggiano e si impegnano in progetti di aiuti sociali a chi è più in difficoltà; ma tutto accade in un clima di apatia verso ciò che sta accadendo: "quando penso all'enorme disavanzo del budget, al deficit della Social Security e ancor più al deficit ecologico che la nostra generazione sta rifilando loro, se non stanno ancora schiumando di rabbia significa soltanto che non vi prestano attenzione." Per questo motivo ha nominato la nostra generazione Generazione Q, dove Q sta per quieta: "ma la Generazione Q forse è troppo quieta, troppo online, per fare il proprio bene e quello del Paese." "L'America ha un grande bisogno della scossa dell'idealismo, dell'attivismo e dell'indignazione (deve pur esserci anch'essa) della Generazione Q. Ecco a che cosa servono i ventenni: ad accendere il fuoco sotto i piedi del Paese. Ma non potranno farlo via posto elettronica e una petizione online o un click di mouse per promuovere la neutralizzazione delle emissioni di gas serre non inciderebbero affatto. Devono organizzarsi in modo tale da costringere i politici a prestare loro attenzione". Ecco che l'obiettivo della critica di Friedman diventa chiaro: i giovani credono di poter far qualcosa attraverso l'uso del loro strumento privilegiato di comunicazione, internet, ma non si rendono conto che il potere non viene minimamente scalfito via internet, se a questo non segue un impegno "fisico": "L'attivismo può soltanto essere oggetto di un "upload" alla vecchia maniera da parte di giovani elettori che nei loro campus o a Washington Mall scendono in strada in massa per gridare al potere la loro verità. Faccia a faccia. La politica virtuale è, per l'appunto, soltanto questo: virtuale."

Prima di ragionare sulle conclusioni di Friedman vorrei soffermarmi sul problema iniziale: i giovani sono molto più ottimisti e idealisti di quello che dovrebbero essere, ma sono molto meno radicali e impegnati politicamente di quel che sarebbe necessario; e vorrei farlo  proponendovi questo scritto:

 

L'uomo circuito dai mass media è in fondo, fra tutti i suoi simili, il più rispettato: non gli si chiede mai di diventare che ciò che egli è già. In altre parole gli vengono provocati desideri studiati sulla falsariga delle sue tendenze. Tuttavia, poiché uno dei compensi narcotici a cui ha diritto è l'evasione nel sogno, gli vengono presentati di solito degli ideali tra lui e i quali si possa stabilire una tensione. Per togliergli ogni responsabilità si provvede però a far sì che la tensione si risolva in una proiezione e non in una serie di operazioni effettive volte a modificare lo stato delle cose. Insomma, egli si chiede di diventare un uomo con il frigorifero e un televisore da 21 pollici; in compenso gli si propone come ideale Kirk Douglas o Superman. L'ideale del consumatore di mass media è un superuomo che egli non pretenderà mai di diventare, ma che si diletta a impersonare fantasticamente, come si indossa per alcuni minuti davanti a uno specchio un abito altrui, senza neppur pensare di possederlo un giorno.

 

Questo scritto di Umberto Eco, Fenomenologia di Mike Bongiorno, risuona tanto attuale quanto è invece datato: 1961. Le cose oggi sono cambiate, ma nella sostanza lo schema interpretativo di Eco è, secondo me, sempre valido: anziché chiederti di avere il frigorifero, ti si chiede di comprare ogni due mesi l'ultimo modello della tecnologia telefonica o informatica e ti viene dato come sfogo la vita favolosa e "quasi possibile" di Veronica Mars o le fantasmagoriche avventure di Heroes: i modelli proposti non sono certo emulabili e tu lo sai, ma ti diletti a pensarti lì o colì, sfoghi così le tue ambizioni represse, e ritorni ad essere quello che vogliono che tu sia: un consumatore incallito, spasmodicamente in attesa dell'uscita del nuovo modello Nokia.

Si dirà, che c'entra Eco con Friedman? Beh la mia interpretazione è questa: l'ottimismo e l'idealismo continuano a sopravvivere, nonostante non si trovino buone e oggettive ragioni guardandosi intorno, nella dimensione virtuale, nel sogno ad occhi aperti: qui la realtà continua ad essere pessima, ma (evitando ogni possibile analisi rigorosa) prima o poi si aggiusterà, cambierà, migliorerà, io intanto metto una firma digitale qui, diffondo questa petizione, esprimo la mia indignazione sul mio blog e mi metto la coscienza a posto, nella realtà vera mi ammazzo di lavoro e studio per dare un senso ai debiti che hanno fatto i miei genitori per mandarmi al college: per sopravvivere e tirare avanti mi stordisco con la TV, i videogames o peggio ancora droghe.

Come  uscirne? Con l'impegno. Impegno pratico, scendendo "in strada in massa per gridare al potere la nostra verità". Con questi propositi internet da madre del divertissement diventa uno strumento prezioso per mettere la gente in contatto e l'esperienza del V-day potrebbe essere qualcosa in quest'ottica. Ma l'impegno deve essere giornaliero e la pressione non deve essere allentata.

Io, intanto, sto pensando di andare a Roma, per la manifestazione del 20 ottobre, organizzata dalle sinistre per chiedere al Governo di attuare il programma, in quei punti a lungo colpevolmente trascurati:

-lavoro: dignità e sicurezza, cancellazione dello "scalone" Maroni e dei disastri della legge cosiddetta Biagi;

-sociale: riequilibrio della ricchezza, diritto al reddito e all'abitare;

-laicità: no discriminazioni di genere, legge sulle unioni civili;

-cittadinanza: chiusura dei Cpt, superamento della legge Bossi-Fini, diritti ai migranti;

-pace: taglio spese militari, no Dal Molin, ritiro dall'Afghanistan, no scudo stellare;

-ambiente: acqua pubblica, tutela e rispetto dell'ambiente;

-legalità: vera e seria lotta alla mafia.

per info: http://www.20ottobre.org/, http://www.20ottobre-palermo.org/

martedì, 02 ottobre 2007

Manifesto per la riforma della politica

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I firmatari di questo manifesto (singole personalità, associazioni, liste civiche, organizzazioni politiche e indipendenti) promuovono una campagna di informazione e di iniziativa politica su questioni che l'attuale ceto politico ignora (con la complicità dell'informazione televisiva) perché affrontarle significherebbe mettere in discussione se stesso e gli equilibri di potere sui quali ha costruito le sue fortune.

I firmatari si pongono l'obiettivo di restituire dignità alla Politica, intesa come servizio al Paese, di rilanciare democrazia ed economia, dopo anni di decadenza, attraverso la partecipazione dei cittadini, il controllo sul potere politico e l'impegno diretto nella gestione della cosa pubblica.

Centro sinistra e centro destra non sono uguali. Sono complementari e si sostengono a vicenda. L' attuale proposta di legge sul conflitto di interesse "riprende l'ispirazione di fondo della legge Frattini" e il conflitto di interesse non è tra le 12 priorità di Prodi. Questo spiega perché le leggi-vergogna non sono state abrogate.

La riorganizzazione del centrosinistra in due poli mantiene i difetti dei partiti preesistenti. Il partito democratico si annuncia come la somma di due nomenclature politiche in sella da oltre 20 anni, degli errori commessi e delle responsabilità della grave malattia in cui versa il paese. La sopravvivenza di due piccoli partiti comunisti è garantita da battaglie ideologiche che coprono l'assenza di cultura istituzionale, da carenze progettuali e da pratiche spartitorie. Pertanto, una parte significativa dell'elettorato di centrosinistra non potrà essere rappresentata dai nuovi aggregati ed è ora orientata all'astensionismo. Analogo problema riguarda rilevanti settori moderati del centro destra che hanno a cuore i valori della Costituzione. Chiedere all'attuale ceto politico di cambiare politica, regole e comportamenti sarebbe come chiederne il suicidio.

Intreccio tra politica, amministrazione ed affari, costi della politica, conflitti di interesse, mettono in crisi la separazione dei poteri e l'uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge, principi senza i quali la democrazia è un guscio vuoto e si riduce ad una somma di oligarchie.

Per porvi rimedio è necessario rendere attuali i valori costituzionali riguardanti la responsabilità dei partiticonflitti di interesse e ridurre drasticamente i costi della politica. di fronte alla legge, contrastare i

L'assalto al territorio e all'ambiente e la scarsezza delle risorse producono danni incalcolabili alla salute dei cittadini e distruggono il patrimonio che dovremo consegnare alle future generazioni.

Il potere e la ricchezza delle mafie competono con quelli dello Stato, scoraggiando tutte le forme di economia legale e mantenendo sotto il tallone della sopraffazione intere regioni del territorio nazionale.

Il Comitato promotore, i firmatari del Manifesto e i Garanti, presenteranno nel corso della manifestazione, convocata a Roma in piazza Farnese il 6 Ottobre, il progetto politico con le proposte da dibattere nel paese, le Petizioni al Parlamento e le proposte di legge di iniziativa popolare.

Se i cittadini saranno sensibili e i promotori saranno onesti e credibili, alla conclusione del percorso che ci separa dalle prossime elezioni nazionali, si potrà promuovere una grande iniziativa Civica per garantire rappresentanza politica a quei milioni di elettori che oggi ne sono privi.


Fai click qui per firmare il manifesto
Link: Lista Civica dei cittadini, Repubblica dei cittadini, Liberacittadinanza, DemocraziaLegalità, Behablog

lunedì, 16 luglio 2007

La responsabilità dell'uomo

Questo è certo: la tecnica e le sue opere si diffondono per tutto il globo terrestre; è possibile che i loro effetti comulativi si estendano su innumerevoli generazioni future. Con quello che facciamo qui, ora, e per lo più con lo sguardo rivolto a noi stessi, influenziamo in modo massiccio la vita di milioni di uomini di altri luoghi e ancora a venire, che nella questione non hanno avuto voce in capitolo. Mettiamo ipoteche sulla vita futura per vantaggi e bisogni presenti e a breve termine, e a questo riguardo per lo più per bisogni creati da noi stessi. Forse non possiamo evitare del tutto di agire in questo modo o in modo analogo. Ma se è così, dobbiamo porre estrema attenzione a farlo con lealtà verso i posteri, e cioè in modo tale che le loro chance di sciogliere questa ipoteca non siano compromesse in anticipo. Il punto saliente è costituito dal fatto che l'irrompere di dimensioni lontane, future, globali nelle nostre decisioni quotidiane, pratico-terrene, costituisce un novum etico, di cui la tecnica ci ha fatto carico; e la categoria etica che viene chiamata principalmente in causa da questo nuovo dato di fatto si chiama: responsabilità. Il fatto che essa si ponga, come non è mai accaduto prima, al centro della scena etica apre un nuovo capitolo nella storia dell'etica, che rispecchia i nuovi ordini di grandezza del potere di cui l'etica d'ora in poi deve tener conto. Ciò che si richiede alla responsabilità cresce proporzionalmente alle opere del potere.


Hans Jonas, Tecnica, medicina ed etica. Prassi del principio di responsabilità, Einaudi, 1997, pagg.30-31
Dall'originale: Hans Jonas, Technik, Medizin und Ethik - Zur Praxis des Prinzips Verantwortung - Frankfurt a.M. : Suhrkamp, 1985