Come cattolici democratici, ammettendo che l'aborto sia legale, perché non volete mettere in discussione la 194, vero?
Aborto, Berlusconi per la moratoria: "credo che riconoscere il diritto alla vita, dal concepimento alla morte naturale, sia un principio che l'Onu potrebbe fare proprio, così come ha fatto sulla moratoria per la pena di morte pur dopo un lungo e non facile dibattito"Vista la recente sentenza di condanna del Presidente della Regione Siciliana Cuffaro
Mi sembra una buona proposta. Certo non spero che a seguito di questa mozione Cuffaro si dimetta. Ma, considerando tutti gli attriti e le spaccature all'interno del centro destra all'assemblea regionale, non è detto che non ci scappi una bella crisetta per lo zio vasa-vasa.
C'è anche una petizione da firmare, per mettere un sostanzioso numero dietro la mozione.
Signor Rettore, apprendo da una nota del primo novembre dell'agenzia di stampaApcom che recita: «è cambiato il programma dell'inaugurazione del 705esìmo Anno Accademico dell'università di Roma La Sapienza, che in un primo momento prevedeva la presenza del ministro Mussi a ascoltare la Lectio Magistralis di papa Benedetto XVI». Il papa «ci sarà, ma dopo la cerimonia di inaugurazione, e il ministro dell'Università Fabio Mussi invece non ci sarà più».
Come professore emerito dell'università La Sapienza - ricorrono proprio in questi giorni cinquanta anni dalla mia chiamata a far parte della facoltà di Scienze matematiche fisiche e naturali su proposta dei fisici Edoardo Amaldi, Giorgio Salvini e Enrico Persico - non posso non esprimere pubblicamente la mia indignazione per la Sua proposta, comunicata al Senato accademico il 23 ottobre, goffamente riparata successivamente con una toppa che cerca di nascondere il buco e al tempo stesso ne mantiene sostanzialmente l'obiettivo politico e mediatico.
Non commento il triste fatto che Lei è stato eletto con il contributo determinante di un elettorato laico. Un cattolico democratico - rappresentato per tutti dall'esempio di Oscar Luigi Scalfaro nel corso del suo settennato di presidenza della Repubblica - non si sarebbe mai sognato di dimenticare che dal 20 settembre del 1870 Roma non è più la capitale dello stato pontificio. Mi soffermo piuttosto sull'incredibile violazione della tradizionale autonomia delle università - da più 705 anni incarnata nel mondo da La Sapienza dalla Sua iniziativa.
Sul piano formale, prima di tutto. Anche se nei primi secoli dopo la fondazione delle università la teologia è stata insegnata accanto alle discipline umanistiche, filosofiche, matematiche e naturali, non è da ieri che di questa disciplina non c'è più traccia nelle università moderne, per lo meno in quelle pubbliche degli stati non confessionali. Ignoro lo statuto dell'università di Ratisbona dove il professor Ratzinger ha tenuto la nota lectio magistralis sulla quale mi soffermerò più avanti, ma insisto che di regola essa fa parte esclusivamente degli insegnamenti impartiti nelle istituzioni universitarie religiose. I temi che sono stati oggetto degli studi del professor Ratzinger non dovrebbero comunque rientrare nell'ambito degli argomenti di una lezione, e tanto meno di una lectio magistralis tenuta in una università della Repubblica italiana. Soprattutto se si tiene conto che, fin dai tempi di Cartesio, si è addivenuti, per porre fine al conflitto fra conoscenza e fede culminato con la condanna di Galileo da parte del Santo ufficio, a una spartizione di sfere di competenza tra l'Accademia e la Chiesa. La sua clamorosa violazione nel corso dell'inaugurazione dell'anno accademico de La Sapienza sarebbe stata considerata, nel mondo, come un salto indietro nel tempo di trecento anni e più.
Sul piano sostanziale poi le implicazioni sarebbero state ancor più devastanti. Consideriamole partendo proprio dal testo della lectio magistralis del professor Ratzinger a Ratisbona, dalla quale presumibilmente non si sarebbe molto discostata quella di Roma. In essa viene spiegato chiaramente che la linea politica del papato di Benedetto XVI si fonda sulla tesi che la spartizione delle rispettive sfere di competenza fra fede e conoscenza non vale più: «Nel profondo.., si tratta - cito testualmente - dell'incontro tra fede e ragione, tra autentico illuminismo e religione. Partendo veramente dall'infima natura della fede cristiana e, al contempo, dalla natura del pensiero greco fuso ormai con la fede, Manuele II poteva dire: Non agire "con il logos" è contrario alla natura di Dio».
Non insisto sulla pericolosità di questo programma dal punto di vista politico e culturale: basta pensare alla reazione sollevata nel mondo islamico dall'accenno alla differenza che ci sarebbe tra il Dio cristiano e Allah - attribuita alla supposta razionalità del primo in confronto all'imprevedibile irrazionalità del secondo - che sarebbe a sua volta all'origine della mitezza dei cristiani e della violenza degli islamici. Ci vuole un bel coraggio sostenere questa tesi e nascondere sotto lo zerbino le Crociate, i pogrom contro gli ebrei, lo sterminio degli indigeni delle Americhe, la tratta degli schiavi, i roghi dell'Inquisizione che i cristiani hanno regalato al mondo. Qui mi interessa, però, il fatto che da questo incontro tra fede e ragione segue una concezione delle scienze come ambiti parziali di una conoscenza razionale più vasta e generale alla quale esse dovrebbero essere subordinate. «La moderna ragione propria delle scienze naturali - conclude infatti il papa - con l'intrinseco suo elemento platonico, porta in sé un interrogativo che la trascende insieme con le sue possibilità metodiche. Essa stessa deve semplicemente accettare la struttura razionale della materia e la corrispondenza tra il nostro spirito e le strutture razionali operanti nella natura come un dato di fatto, sul quale si basa il suo percorso metodico. Ma la domanda {sui perché di questo dato di fatto) esiste e deve essere affidata dalle scienze naturali a altri livelli e modi del pensare - alla filosofia e alla teologia. Per la filosofia e, in modo diverso, per la teologia, l'ascoltare le grandi esperienze e convinzioni delle tradizioni religiose dell'umanità, specialmente quella della fede cristiana, costituisce una fonte di conoscenza; rifiutarsi a essa significherebbe una riduzione inaccetabile del nostro ascoltare e rispondere».
Al di là di queste circonlocuzioni (i corsivi sono miei) il disegno mostra che nel suo nuovo ruolo l'ex capo del Sant'uffizio non ha dimenticato il compito che tradizionalmente a esso compete. Che è sempre stato e continua a essere l'espropriazione della sfera del sacro immanente nella profondità dei sentimenti e delle emozioni di ogni essere umano da parte di una istituzione che rivendica l'esclusività della mediazione fra l'umano e il divino. Un'appropriazione che ignora e svilisce le innumerevoli differenti forme storiche e geografiche di questa sfera così intima e delicata senza rispetto per la dignità personale e l'integrità morale di ogni individuo.
Ha tuttavia cambiato strategia. Non potendo più usare roghi e pene corporali ha imparato da Ulisse. Ha utilizzato l'effige della Dea Ragione degli illuministi come cavallo di Troia per entrare nella cittadella della conoscenza scientifica e metterla in riga. Non esagero. Che altro è, tanto per fare un esempio, l'appoggio esplicito del papa dato alla cosiddetta teoria del Disegno Intelligente se non il tentativo - condotto tra l'altro attraverso una maldestra negazione dell'evidenza storica, un volgare stravolgimento dei contenuti delle controversie interne alla comunità degli scienziati e il vecchio artificio della caricatura delle posizioni dell'avversario - di ricondurre la scienza sotto la pseudo-razionalità dei dogmi della religione? E come avrebbero dovuto reagire i colleghi biologi e i loro studenti di fronte a un attacco più o meno indiretto alla teoria danwiniana dell'evoluzione biologica che sta alla base, in tutto il mondo, della moderna biologia evolutiva?
Non desco a capire, quindi, le motivazioni della Sua proposta tanto improvvida e lesiva dell'immagine de La Sapienza nel mondo. Il risultato della Sua iniziativa, anche nella forma edulcorata della visita del papa (con «un saluto alla comunità universitaria») subito dopo una inaugurazione inevitabilmente clandestina, sarà comunque che i giornali del giorno dopo titoleranno (non si può pretendere che vadano tanto per il sottile): «Il Papa inaugura l'Anno Accademico dell'Università La Sapienza».
Congratulazioni, signor Rettore. Il Suo ritratto resterà accanto a quelli dei Suoi predecessori come. simbolo dell'autonomia, della cultura e del progresso delle scienze.
Marcello Cini
PS: non c'entra niente, sto leggendo Lepidezze Postribolari di Daniele Luttazzi, è davvero uno spasso, ve lo consiglio, l'"Introduzione. Sfanculare il Minotauro" e i "Video" sono strepitosi. E non dimenticate il suo ritorno in tv: dal 3 novembre (ore 23.30, va beh... sempre meglio di niente) Decameron su La7.Ricapitoliamolo. A Catanzaro un pubblico ministero, isolato in un ufficio sonnolento o acquiescente, indaga sul sistema di potere regionale e nazionale che governa l'afflusso dei finanziamenti europei in Calabria. L'indagine svela le complicità della magistratura e la connivenza della politica, di tutta la politica. Il pubblico ministero deve patire la reazione delle gerarchie togate che lo assediano con denunce e ricorsi che provocano ispezioni dopo ispezioni e un processo disciplinare (ancora in corso). Quando saltano fuori alcune evidenze che coinvolgono nell'inchiesta il capo del governo in carica e le amicizie personali di Clemente Mastella, il ministro di Giustizia invoca il trasferimento in via cautelare di quel magistrato perché impedirebbe il «buon andamento dell'amministrazione della giustizia» in una Calabria dove l'amministrazione della giustizia è efficiente come un arrugginito motore senza candele, benzina e cinghia di trasmissione. Per quel trasferimento ci sarebbero, dice il ministro ai quattro venti, gli evidenti elementi di fondatezza e soprattutto una grande urgenza. Alla prima verifica del consiglio, non ci sono né gli uni né l'altra. L'iniziativa di Mastella resta come nuda e appare sempre di più il tentativo di intimidire quel pubblico ministero e di seppellire la sua inchiesta. Non è un bel vedere.
di Giuseppe D'Avanzo, Il Guardasigilli sconfessato, da "la Repubblica" di martedì 9 ottobre 2007, pag.24
Impossibile non pensar male di Mastella. Questo ancor prima delle ultime notizie. Ricordiamo che il nostro è stato il testimone di nozze, insieme a Salvatore Cuffaro (un altro "angioletto" della politica) dell'ex capo-mafia di Villabate, ora collaboratore di giustizia, Francesco Campanella. Tutto questo qualcosa vorrà pur dire. Da ministro della giustizia, ha esordito con l'indulto, formulato in modo da far rientrare tutti i vip, possibili e immaginabili (si veda l'articolo di Ferruccio Sansa, Indulto libera chi?, in MicroMega 8/2006, pagg.39-43). Adesso, appena un pm già scomodo per le sue indagini in una procura che solitamente "non dà problemi", si permette di indagare i suoi amici (e se i tuoi amici stretti sono responsabili di gravi reati, la tua responsabilità almeno politica non si può più nascondere) ecco la reazione, trasferimento urgente in via cautelare. Per fortuna al CSM c'è gente che ha ancora a cuore la democrazia, e capisce che se il governo mette le mani sul potere giudiziario (dopo che per prassi mortifica l'organo deputato al potere legislativo, con l'utilizzo della cosiddetta "fiducia"), la divisione dei poteri crolla portandosi appresso la democrazia. C'è da chiedersi adesso, come può un governo tenere al suo interno un ministro che ha abusato del suo potere in maniera spregiudicata intimidendo un magistrato. Il presidente del consiglio Prodi, se vuole riacquistare serietà e consenso dell'elettorato di sinistra, non può non chiedere le dimissioni a Mastella. Si contesterà che i tre voti dell'UDEUR al Senato (di cui uno in mano proprio a Clemente Mastella) sono decisivi per la sopravvivenza del governo. Allora che fare? Il paese è nelle sporche mani di Clemente Mastella? Questo problema andava affrontato all'origine: si sapeva bene che personaggio è Mastella, perché gli si è affidato un dicastero tanto delicato come quello della Giustizia? Se non gli si possono chiedere le dimissioni, che almeno lo si redarguisca severamente, e questo è un compito che spetta a Prodi, in privato o davanti al consiglio dei ministri. Mastella dovrà prendere atto delle proprie responsabilità e solo così si potrà andare avanti. L'UDEUR rappresenta la più piccola parte della coalizione di governo, alle elezioni politiche ha raccolto l'1,34%, è possibile che i suoi tre senatori abbiano più peso dei 26 di Rifondazione e dei 10 dei Verdi-Comunisti Italiani? Un partito che rappresenta lo 0,92% degli aventi diritto di voto alla Camera, può tenere in scacco il governo e ricattare la maggioranza? La risposta a queste domande non può che essere no, per chiunque abbia un po' di intelligenza, e la situazione che di fatto questo partito riesca ad avere una tale influenza sull'operato del governo e, addirittura, della magistratura è sintomo della grave crisi della politica italiana.
PS: ecco i link alle petizioni per De Magistris: petitiononline, liberacittadinanza
La legge avrebbe stanziato 35 miliardi di dollari aggiuntivi per più di cinque anni per un programma di sanità pubblica amministrato dagli stati. Le risorse aggiuntive sarebbero state coperte dall'aumento delle tasse sui prodotti derivati dal tabacco.
La misura godeva di un appoggio bipartisan all'interno del Congresso, e per questo la decisione di Bush potrebbe inasprire i suoi rapporti con i parlamentari repubblicani, preoccupati per i risultati delle prossime elezioni politiche.
I sostenitori del provvedimento dicono che l'aumento avrebbe coperto le spese sanitarie di circa 10 milioni di bambini.
Secondo Bush, l'aumento della spesa avrebbe snaturato il programma, nato per far fronte ai bisogni dei bambini più poveri, costituendo un pericoloso passo verso un sistema sanitario pubblico.
Per questo, ha proposto un aumento di soli 5 miliardi di dollari.
Bush, che a poco più di un anno dalla fine del suo secondo mandato si trova a dover fronteggiare un costante calo di consensi sulla guerra in Iraq, ha già minacciato di mettere il veto su una serie di provvedimenti con l'intento di mantenere la spesa pubblica al di sotto del limite dei 933 miliardi di dollari.
L'intento del presidente è quello di far apparire i Democratici come poco attenti al bilancio dello Stato e di riguadagnare consensi nella parte più conservatrice dell'elettorato.
fonte: yahoo!notizie
I firmatari di questo manifesto (singole personalità, associazioni, liste civiche, organizzazioni politiche e indipendenti) promuovono una campagna di informazione e di iniziativa politica su questioni che l'attuale ceto politico ignora (con la complicità dell'informazione televisiva) perché affrontarle significherebbe mettere in discussione se stesso e gli equilibri di potere sui quali ha costruito le sue fortune.
I firmatari si pongono l'obiettivo di restituire dignità alla Politica, intesa come servizio al Paese, di rilanciare democrazia ed economia, dopo anni di decadenza, attraverso la partecipazione dei cittadini, il controllo sul potere politico e l'impegno diretto nella gestione della cosa pubblica.
Centro sinistra e centro destra non sono uguali. Sono complementari e si sostengono a vicenda. L' attuale proposta di legge sul conflitto di interesse "riprende l'ispirazione di fondo della legge Frattini" e il conflitto di interesse non è tra le 12 priorità di Prodi. Questo spiega perché le leggi-vergogna non sono state abrogate.
La riorganizzazione del centrosinistra in due poli mantiene i difetti dei partiti preesistenti. Il partito democratico si annuncia come la somma di due nomenclature politiche in sella da oltre 20 anni, degli errori commessi e delle responsabilità della grave malattia in cui versa il paese. La sopravvivenza di due piccoli partiti comunisti è garantita da battaglie ideologiche che coprono l'assenza di cultura istituzionale, da carenze progettuali e da pratiche spartitorie. Pertanto, una parte significativa dell'elettorato di centrosinistra non potrà essere rappresentata dai nuovi aggregati ed è ora orientata all'astensionismo. Analogo problema riguarda rilevanti settori moderati del centro destra che hanno a cuore i valori della Costituzione. Chiedere all'attuale ceto politico di cambiare politica, regole e comportamenti sarebbe come chiederne il suicidio.
Intreccio tra politica, amministrazione ed affari, costi della politica, conflitti di interesse, mettono in crisi la separazione dei poteri e l'uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge, principi senza i quali la democrazia è un guscio vuoto e si riduce ad una somma di oligarchie.
Per porvi rimedio è necessario rendere attuali i valori costituzionali riguardanti la responsabilità dei partiticonflitti di interesse e ridurre drasticamente i costi della politica. di fronte alla legge, contrastare i
L'assalto al territorio e all'ambiente e la scarsezza delle risorse producono danni incalcolabili alla salute dei cittadini e distruggono il patrimonio che dovremo consegnare alle future generazioni.
Il potere e la ricchezza delle mafie competono con quelli dello Stato, scoraggiando tutte le forme di economia legale e mantenendo sotto il tallone della sopraffazione intere regioni del territorio nazionale.
Il Comitato promotore, i firmatari del Manifesto e i Garanti, presenteranno nel corso della manifestazione, convocata a Roma in piazza Farnese il 6 Ottobre, il progetto politico con le proposte da dibattere nel paese, le Petizioni al Parlamento e le proposte di legge di iniziativa popolare.
Se i cittadini saranno sensibili e i promotori saranno onesti e credibili, alla conclusione del percorso che ci separa dalle prossime elezioni nazionali, si potrà promuovere una grande iniziativa Civica per garantire rappresentanza politica a quei milioni di elettori che oggi ne sono privi.
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Link: Lista Civica dei cittadini, Repubblica dei cittadini, Liberacittadinanza, DemocraziaLegalità, Behablog