Mirko

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Utente: mirko1004
Nome: Mirko Pace
Studio Filosofia e Scienze Etiche all'Università di Palermo. Dal corso di laurea è evidente il mio φιλοσοφια. Mi interessa tantissimo scoprire-capire-sapere come-perché-cosa pensano le persone e come-perché funzionano le "cose" nel mondo. Mi indignano tantissimo le disparità e i soprusi, questa propensione mi ha fatto avvicinare tantissimo alla politica, che strettamente collegata con le tematiche-problematiche della cittadinanza è uno dei miei pensieri fissi.
25 ottobre 2008, Giornata dello Sbattezzo Firma l'Appello Sbattezzamoci con l'UAAR NO CENSURA!

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domenica, 13 luglio 2008

La velocità valore in sé

Siamo entrati in una fase politica dominata dall'urgenza, qualche volta reale ma assai più spesso inventata e suscitata artificialmente. L'urgenza diventa emergenza, l'emergenza diventa eccezionalità. Il governo opera come se ci trovassimo in condizioni di stato d'assedio o in presenza di enormi calamità naturali; i decreti si susseguono; i testi dei provvedimenti finanziari sono approvati in nove minuti senza che nessuno dei componenti del governo ne abbia preso visione; la velocità diventa un valore in sé indipendentemente dal merito; la schedatura dei "rom" e dei loro bambini deve essere eseguita a passo di carica; tremila militari debbono affiancare trecentomila poliziotti e carabinieri per dare ai cittadini la sensazione di una minaccia incombente ed enorme e al tempo stesso la rassicurazione dell'intervento dell'Esercito per dominarla.

E. Scalfari, Un disegno perverso e autoritario, La Repubblica, 13 luglio 2008

"La velocità diventa un valore in sé indipendentemente dal merito"
Mi ricorda qualcosa:

02_Giacomo_Balla_-_Velocità_d4-Noi affermiamo che la magnificenza del mondo si è arricchita di una bellezza nuova: la bellezza della velocità

5-Noi vogliamo inneggiare all'uomo che tiene il volante, la cui asta attraversa la Terra, lanciata a corsa, essa pure, sul circuito della sua orbita


F. T. Marinetti, Manifesto del futurismo, Le Figarò, 20 febbraio 1909

Ci sono svariate affinità tra il delirio futurista, ultimo frutto avvelenato di una scellerata interpretazione del positivismo (peraltro fuori tempo massimo, la crisi delle scienze era già cominciata...) e l'ideologia sottesa all'operato di questo governo. Forse "sottesa" non è l'attributo giusto, visto che l'unica idea-base di tutti i governi Berlusconi è sempre stata: "facciamo tutto quel che si può fare, e anche quello che non si può, non importa, pur di bloccare possibilmente tutti i processi del gran capo". Questo è il vero sostrato della politica del centro-destra dal 1993. E certamente non dico nulla di nuovo. Poi ci sono le "sovrastrutture" ovvero quello che questo governo comunica. E gli ultimi punti del Manifesto di Marinetti mi sembrano migliori di ogni mio impacciato discorso per rappresentarle:

9-Noi vogliamo glorificare la guerra-sola igene del mondo-il militarismo, il patriottismo, il gesto distruttore

10-Noi vogliamo distruggere i musei, le biblioteche, le accademie d'ogni specie e combattere contro il moralismo, il femminismo e contro ogni viltà opportunistica o utilitaria

11-Noi canteremo  le locomotive dall'ampio petto,  il volo scivolante degli areoplani. E' dall'Italia che lanciamo questo manifesto di violenza travolgente e incendiaria col quale fondiamo oggi il Futurismo

F. T. Marinetti, Manifesto del futurismo, op. cit.
martedì, 12 febbraio 2008

El sueño de la razón produce mostruos

Incubi pre-elettorali

El_sueño_de_la_razón_produce_monstruosAborto, Berlusconi per la moratoria: "credo che riconoscere il diritto alla vita, dal concepimento alla morte naturale, sia un principio che l'Onu potrebbe fare proprio, così come ha fatto sulla moratoria per la pena di morte pur dopo un lungo e non facile dibattito"

Ferrara: mi candido con la lista per la vita: "Mi hanno accusato di qualsiasi nefandezza, figuriamoci. Il mio pensiero è semplice e si basa su tre principi. Primo, nessuna donna è obbligata a partorire; secondo, nessuna donna deve essere perseguita legalmente perché abortisce; terzo, l'aborto è un male, va sradicato, non può essere utilizzato come strumento di controllo delle nascite, come avviene quando le donne sono obbligate o incentivate ad abortire. L'aborto è legale ma non è un diritto legittimo o moralmente indifferente, come si è predicato in questi trent'anni, con un miliardo di aborti in Occidente. C'è una bella differenza tra atto legale e legittimo. Il diritto di autodeterminazione della donna non può affermarsi contro il bambino".
"siamo tornati a immettere il veleno nel corpo delle donne per abortire: cos'altro è la Ru 486 se non il prezzemolo moderno? Riporta l'aborto lontano dagli ospedali, tra il tinello di casa e il bagno dove si espelle il feto."
"Il centrodestra sarebbe il luogo naturale di una lista così. Il sondaggista Pagnoncelli ha rilevato che una lista come la nostra avrebbe sicuro il 4 per cento, forse il 6. Se Berlusconi rispondesse di sì all'apparentamento lo sbarramento sarebbe al 2 per cento: riuscirei ad andare in Parlamento con un gruppo di persone che farebbe questa battaglia culturale.".
Ferrara, chi ci sarà nelle sue liste?
"Ci saranno alcuni collaboratori del Foglio, esponenti del movimento della vita, lo proporrò a Susanna Tamaro e ad altre donne e uomini liberi. Mi piacerebbe avere anche mia moglie in lista, è una femminista storica ma sa che alle origini del femminismo c'era il disprezzo per gli uomini che inducevano le donne all'aborto. Lei però resiste, dice che non ha il mio fuoco nella pancia, fire in the belly".

Donne e uomini liberi, come chi va dove la porta il cuore, cioè verso i cilici dell'Opus Dei (odio questo genere di liste, ma è per amore di informazione).
lunedì, 01 ottobre 2007

Smemoranda

Perché l'attuale coalizione di governo non fa nulla per contrastare l'avanza delle destre e il configurarsi di un ipotetico Berlusconi? Perché, anziché marcare la differenza con Berlusconi e ricordare i disastri dei Governi Berlusconi 1 e 2, si attacca Grillo? Marco Travaglio, sulle pagine dell'Unità del 28 settembre risponde a queste domande con la solità acutezza e puntualità.

fonte: liberacittadinanza.it
martedì, 04 settembre 2007

La Catena di San Libero - n. 354

tratto da: www.riccardoorioles.org


“La mi tolga le mani di dosso! Lei ‘un ha diritto!”.
“Come non ho diritto! E’ vietato…”.
“Vietato cosa? Ora ‘un si può più parlare con un tale in istrada?”
“Parlare… Ma lei gli ha ha offerto di pulirgli il vetro…”.
“Icchè c’è di sbagliato? Perché, quando qualcuno le offre di venderle un telefonino in tivvù lei che fa, lo arresta?”.
“Sì, ma il sindaco…”.
“O guarda ‘he ora il sindaco vale di più di tutta la hostituzione, della repubblica e di tutti i nostri fondatori messi insieme! Ma la mi facci ridere!”.
“Signor Benigni, la prego…”.
“E voi ‘he ci avete da guardare tutti hosì, o grulli? Perché sono un attore? O perché invece ‘un fate folla anche quando se la pigliano hon un poveraccio qualunque? ‘Un siamo tutti uguali? E ‘un gli è Firenze, questa? O che credete, d’essere già tutti in Alabama?”.
La provocazione di Benigni si è conclusa in commissariato, dove – sempre tenendosi stretti il secchio e lo spazzolone di cui si era “armato” per la sua singolare protesta – il comico è stato infine condannato a duecento euri di multa.
“E io ‘un pago! Anzi, a quel bischero d’un sindaco, gli hiedo pure i danni civili! Hosì impara!”.
“Ma Benigni – gli abbiamo chiesto – c’era bisogno di tutto questo… clamore? Non poteva, chessò, andare in tv a un dibattito, sostenere normalmente le sue opinioni…”.
“Certo che no! Quando i tedeschi misero la stella gialla agli ebrei, sa che fece il re e la principessa e tutta la famiglia reale di Danimarca? Se ne scesero in piazza con una bella stella gialla sul corpetto! E tutti i danesi, via: stelle gialle! Hai voglia i tedeschi a arrestarli tutti quanti! Neanche un ebreo hanno potuto pigliare!”.
*

Questa, naturalmente, non è la realtà. Il povero Benigni, che abbiamo tirato in ballo per pura simpatia, in realtà continuava tranquillamente le sue tournèe, del tutto indifferente a questa sfiorentinizzazione di Firenze. E il Magnifico Rettore, gl’intellettuali, i poeti, gli artisti, i semplici fiorentini (che, in quanto tali, a tali categorie apparterrebbero un po’ tutti). Niente.
E i comunisti feroci, i livornesi, ad esempio? Dormivano pure loro, esattamente come i pisani o i lucchesi. Del resto, poche settimane fa, quando il sindaco – impietosito, o almeno colto da pudore, dalla strage di quattro zingarelli bruciati vivi – aveva sospeso non so che festa per lutto cittadino, a Livorno cuore rosso d’Italia, a Livorno “su venite compagni alla lotta”, a Livorno o non ti saltano fuori i commercianti a dichiarargli a muso duro: “Ma quali saracinesche abbassate. Ma lo sa quanto ci sosterebbe?”.

D’Avanzo, uno dei migliori giornalisti d’Italia, elenca i guai cui finalmente il Palazzo (“Un segnale di rinnovamento”) sta per porre rimedio: "Lavavetri, racket, pedofili, mafiosi”. E un altro dei giornalisti più democratici, Lerner: "Quel ricatto al semaforo che imbarbarisce le nostre vite".
A questo punto è inutile stare a chiedergli perché, ad esempio, nella vecchia Jugoslavia o ora in Spagna gli zingari stanno buoni e tranquilli senza rompere le scatole a nessuno. O perché nella civile Inghilterra i semplici vagabondi, fino al diciottesimo secolo, venivano impiccati a vista (oppure, negli altri secoli, deportati d’autorità in Australia o iin America). O perché lo stesso Carlo Marx, fra le bellissime pagine che scrisse sulla Comune di Parigi, non mancò di precisare orgogliosamente che i ladruncoli, gli operai, li fucilavano senz’altro.
C’è una paura antica, dei vagabondi e degli “zingari”, fra la gente “normale”. Noi sinistra eravamo nati anche per incivilire queste paure, per ragionare. Ma si capisce, è passato tanto tempo.
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Mondello (Palermo). Operai ghanese di sessantun anni ferito al volto dal cane da guardia nel residence dove lavorava. Prognosi una settimana, ricoverato al Civico.
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Amato: tolleranza zero, facciamo come in America ha fatto Giuliani.
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Gentilini: "Facciamoci giustizia da soli".
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Mi piace l’idea di Bossi dello sciopero delle lotterie. Sono una delle cose più berlusconiane che esistano (i Borboni erano dei berlusca con quarti di nobiltà) e anche se non sono contro il governo aderirò senz’altro. Veramente, se avesse voluto fare una cosa veramente elegante, avrebbe invitato i milanesi (che non esistono più: ora ci vivono i padani, come nel caro vecchio Veneto i nordestini) a fare lo sciopero del fumo: questo sì avrebbe fatto danno all’erario. Però non era possibile, perché uno sciopero delle sigarette i milanesi l’avevano già fatto più di un secolo fa, contro gli austriaci e a favore dell’Italia unita. Quindi secondo Bossi una bestemmia, da cancellare accuratamente dalle memorie cittadine.
(In realtà, lo sciopero più grandioso di tutti, quello che avrebbe fatto realmente collassare il sistema, sarebbe stato quello della cocaina. Ma questo ormai non può più chiederlo nessuno in Italia, né ai milanesi né ai romani né ad alcun’altra tribù del Belpaese).
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Per diffondere un’idea così semplice e ragionevole, Bossi ha dovuto tirar fuori il fucile, parlare di lotta armata, fare insomma il brigatista; spiegando poi che l’ha fatto per tener buoni i suoi elettori, che a quanto pare sono tutti bestie. In realtà, l’ha fatto semplicemente per i minuti di audience (l’Italia è una repubblica fondata sull’audience) che ogni affermazione del genere comporta. Come le due tizie che, per ottenere finalmente un incontro con Corona, non hanno esitare a falsificare una foto di un’amica morta, a spacciarla per prova decisiva, ecc. Le ragazzine vogliono fare le veline, a qualunque costo, e i politici vogliono fare i grandi leader, a qualunque costo. O forse anche i politici vogliono fare le veline. O forse è la stessa cosa.
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Durerà fino al 17 settembre a Bologna la 62esima Festa nazionale de l’Unità. Trattative sul brand. Nessuna dichiarazione dell’ex presidente del Consiglio d’Amministrazione, Gramsci.
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Miliardi bruciati, campagne bruciate. I miliardi di euri delle Borse, i boschi – e le vite umane – degli incendiari. Le facce lombrosiane dei pastori, e dei manager.
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Palermo. Nasce – finalmente - l'associazione antiracket. E’ una delle ultime città a farlo. Su diecimila commercianti palermitani, meno di duecento hanno aderito (in due anni) all’iniziativa di “Addio Pizzo”.
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Palermo. Il giudice Luca Tescaroli: "Va aggiuto che la tipologia delle indagini in questione si scontra con la scarsa cooperazione degli istituti di credito. Sarebbe allora utile inasprire i meccanismi sanzionatori di tipo finanziario nei confronti degli istituti di credito che omettono...".
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Catania. Tre attentati in cantiere allo stesso imprenditore, Andrea Vecchio. Ma, salvo i ragazzi di “Addiopizzo" e pochi altri, l’attenzione della città è prevalentemente rivolta all’inizio del campionato. Il Catania anche quest’anno giocherà nella massima serie, non ha ancora ammazzato nessun altro poliziotto ma ha già preso a calci l’allenatore di un’altra squadra.
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Saviano. Ancora sotto il tiro della camorra, nell’indifferenza complessiva degli intellettuali.
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Calabria, Europa. Ci sono voluti i morti di Duisburg per far accendere i riflettori su una realtà che da anni si sforzano di far comprendere i magistrati in prima linea come Salvatore Boemi, Nicola Gratteri o Luigi De Magistris. La ‘ndrangheta non uccide per faida, o almeno la faida non è quel residuo ancestrale che si crede: dietro ogni faida c’è un disegno ben preciso di controllo del territorio, di predominio sui traffici, di business insomma. La ‘ndrangheta dei pastori d’Aspromonte non esiste più da tempo. Ha fagocitato quasi tutto il tessuto commerciale delle città calabresi reinvestendo gli enormi profitti derivanti dal traffico (quasi in esclusiva) della cocaina.
"A Reggio Calabria - dice Repubblica - il settanta per cento dei commercianti della città paga il "pizzo"". Ma quando mai! Noi calabresi ormai siamo avanti rispetto a Palermo o a Napoli: il pizzo qui lo pagano solo quattro poveri cristi, visto che ormai la maggioranza dei principali esercizi commerciali sono controllati, direttamente o indirettamente, dalla ‘ndrangheta che così "mette in lavatrice" - grazie a un sistema bancario, diciamo così, disattento - il proprio denaro. Che diversamente non potrebbe essere utilizzato per acquistare intere catene di alberghi sulla riviera Adriatica, complessi edilizi in Costa Azzurra, ristoranti e catene di stores a Duisburg, a Monaco, a Montecarlo e in mezzo mondo.
E ci voleva la strage di Duisburg per accendere questi riflettori? Ma allora è proprio vero che i nostri incontri, dibattiti, convegni di denuncia sono solo un abbaiare alla luna.
Non sono passate due settimane dal bellissimo Meeting “Legalitàlia” organizzato proprio a Reggio Calabria dal movimento dei ragazzi di Locri “Ammazzateci tutti” e dalla costituenda Fondazione “Antonino Scopelliti”, dove s'è data appuntamento per una tre giorni di studio e di discussione sul fenomeno mafioso la “meglio gioventù” calabrese ed italiana, insieme a magistrati, docenti, giornalisti, uomini di Chiesa e d’impegno sociale. Per tre giorni ci siamo detti tutto, ma proprio tutto, quello che si sta dicendo in questi giorni sui giornali di tutta Europa. Evidentemente, come al solito, ci parlavamo addosso.
Prodi ha chiesto l’aiuto dei giovani calabresi per far nascere una nuova mentalità in una nuova Calabria. Voglio proprio vedere se veramente li chiamerà a Palazzo Chigi, fuori dalle segnalazioni e dai veti incrociati della sua maggioranza, e se darà loro gli strumenti per cominciare ad operare una vera ed efficace opera di educazione alla legalità che parta dai più piccoli e dalla strada.
C’è bisogno di strumenti straordinari, non di leggi straordinarie. E questi ragazzi di “Ammazzateci tutti” hanno dimostrato di averne di idee per combattere efficacemente questa battaglia, ed anche molto chiare. In Calabria non ci sono solo i mafiosi da una parte e le persone perbene dall’altra: c’è una situazione in cui l’area più pericolosa non è quella "nera" della ‘ndrangheta tradizionale, ma quella "grigia" delle collusioni e delle contiguità con pezzi delle istituzioni. Se non si recidono pubblicamente questi legami, allora sarà tutto fumo, come sempre.
Sarebbe importante (e forse decisivo) cominciare a dare un esempio proprio cogliendo l'occasione della nascita anche in Calabria del nuovo Partito Democratico. La mafia non si combatte solo con i proclami e con qualche posto di blocco, non verrà mai vinta se non si riuscirà a dare entusiasmo ai giovani, mostrar loro che conviene stare dalla parte giusta, ridare dignità a una politica qui ridotta a fango. Una casta che sputa in faccia ai disoccupati, con assunzioni parentali e clientelari negli uffici regionali, con "concorsoni" a numero chiuso riservati ai reggipanza della politica - alla faccia dei titoli e delle intelligenze degli altri disoccupati calabresi. E che poi si candida alle segreterie regionali dei partiti (Pd compreso).
O lo comprendiamo tutti, o non è il caso di perderci ulteriore tempo (e vite umane innocenti). Meglio dedicarsi alla testimonianza e continuare ad abbaiare alla luna. Almeno non ci dovrebbero ammazzare per chiuderci la bocca, come in Sicilia hanno fatto con Pippo Fava e Beppe Alfano.
Questo per il momento è tutto, connazionali italiani e cittadini europei, tutti drammaticamente, volenti o nolenti, in provincia di Reggio Calabria. Dalla regione della più grave strage di mafia che si ricordi, ma anche dalla regione del Consiglio Regionale con più consiglieri inquisiti d’Europa. [Giovanni Pecora]
Bookmark: www.legalitalia.org - Speciale Meeting
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Alla conquista dell'Iphone. Se compro una macchina, sono libero di modificarla, metterci alettoni e cerchi in lega, usare la benzina che preferisco o metterci un impianto a gas, cambiare il colore, l'impianto stereo o i coprisedili. Se compro un Apple Iphone devo tenermelo così com'è, perché qualcuno ha deciso che non posso guardarci dentro. In nome del principio di autodeterminazione nell'uso delle tecnologie (l'ho comprato, è mio e ci faccio quello che voglio) la comunità degli Hacker si è mobilitata per capire il funzionamento dei "telefoni con la mela", e obbligarli a fare quello che vogliono i loro proprietari anzichè quello che vuole Steve Jobs e gli azionisti della Apple.
Il lucchetto più grosso e fastidioso è quello dei cosiddetti DRM, i sistemi di gestione digitale dei diritti d'autore che possono decidere quante volte puoi ascoltare un brano o vedere un film prima che si autodistruggano e quali dispositivi sono abilitati alla riproduzione dei contenuti.
Alla guida dei "pirati" che stanno assaltando la corazzata Apple c'è un esponente della comunità Hacker noto agli appassionati di tecnologie e alle autorità federali Usa per essere stato il primo ad aggirare le protezioni dei Dvd, quando eravamo ancora costretti a usare Windows per poter vedere un film e non potevamo guardare sul nostro lettore europeo un film regolarmente acquistato negli Stati Uniti. Si tratta di "Dvd Jon", al secolo Jon Lech Johansen, un hacker norvegese che vuole sfidare la legge per affermare un principio molto semplice: l'Iphone è mio e lo uso con la compagnia telefonica che mi pare.
A dimostrazione che il mercato è tutt'altro che libero, Apple ha deciso che i suoi telefoni funzioneranno solamente per gli utenti della At&t e solo pagando cifre esorbitanti (36 dollari di attivazione e 60 dollari al mese per il piano tariffario più accessibile). Per scoraggiare queste pratiche monopolistiche e anticoncorrenziali serve a poco rivolgersi alle associazioni dei consumatori, men che meno ai vari garanti e authority che nella migliore delle ipotesi intervengono con esasperante lentezza. L'unica speranza sono gli Hacker, e la loro voglia di liberare le informazioni e le tecnologie. [carlo gubitosa]
_______________________________________

Ho appreso di essere fra i giornalisti spiati (come "principali siti del network telematico di delegittimazione del Premier") dai Pompieri. Una proposta pratica per il Comando Pompe: la prossima volta che dovete spiarmi, date i soldi a me e io mi registro da solo, da quando mi alzo la mattina a quando vado a letto la sera. Così voi risparmiate, io faccio qualche lira e al Pompa gli resta più tempo per andare a pompare altrove. [r.o.]
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Persone: Franco Carlini, genovese, 63 anni. Era stato fra i primi giornalisti italiani a parlare dell’internet, sul Manifesto e sul Corriere.
______________________________________

esperito@libero.it wrote:
< Agli amici e poi a quelli che scrivo di solito, fra cui giornalisti. Oggi ho pianto. Oggi ho filmato e registrato un ragazzo picchiato dalla polizia, un ragazzino, un tossico, ferite, costola incrinata, ematomi e la faccia (siamo a brescia è ragazzi, la società civile). Vorrei dire: giornalisti esseri meschini, ma lo so, la paura sottomette. Non so cosa sarei io se la polizia venisse a minacciarmi, a picchiarmi. Cordiali Saluti >
_______________________________________

Giuseppe Palermo wrote:
< Cari amici, Ho ricevuto copia di un esposto alle autorità, presentato da un ragazzo di Isola delle Femmine (Pa), Pino Ciampolillo, che riferisce delle ripetute minacce da lui ricevute a seguito della sua opposizione ad uno dei programmi costruttivi, in variante al Prg ed in verde agricolo, di una delle cooperative che qui in Sicilia tutti ben conosciamo. Cercherò di informarmi meglio sui particolari di questa storia e di darne conto, ma anche così il quadro mi pare chiaro, e le foto pubblicate sul sito a cui si rinvia parlano da sé. Cerchiamo di non lasciare solo questo amico, scrivendogli e diffondendo il suo appello >
Bookmark: www.isolapulita.it
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Nando dalla Chiesa wrote:
< Come si ricorderanno i venticinque anni del Generale-Prefetto? Ci sarà uno spazio ampio su Left-Avvenimenti (non so ancora in che settimana). Quindi spiccherà la serata del 2 settembre alla festa nazionale dell'Unità a Bologna. Con Caselli, don Ciotti, Beppe Lumia e il sottoscritto. Voluta da Beppe Lumia, parlamentare Ds, al quale si deve la lunga serie di commemorazioni alle feste dell'Unità di questi anni. Beppe fu negli anni ottanta uno dei giovani siciliani ai quali idealmente si rivolse mio padre nei suoi ultimi cento giorni palermitani. E lui ha sentito per intero la responsabilità di ricordarlo nel corso dei decenni successivi. Il 3 sera a Roma, il generale-prefetto verrà invece ricordato alla Casa del jazz, nel bellissimo parco confiscato alla celebre banda della Magliana >
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(Ci scusiamo per la lunga, e non volontaria, assenza. Ma non siamo stati in vacanza)
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venerdì, 27 luglio 2007

Furio Colombo alla segreteria del PD

Perché appoggiare la candidatura di Furio Colombo alla segreteria del Partito Democratico?
Vi dico perché io lo farò. Io non sono un elettore del partito democratico, il mio voto va molto molto più a sinistra (spesso non c'è nessuno dove vorrei votare io). Ma il partito democratico è un'occasione.
Un'occasione per una riforma strutturale della classe politica italiana, un'occasione per creare una nuova forma di aggregazione politica fondata sulla partecipazione, sulla rappresentanza, sulla fiducia, sulla condivisione di principo, cose che non si riscontrano nei partiti italiani oggi.
Il partito democratico sarà quasi certamente il partito più importante del centro-sinistra, e probabilmente di tutto il panorama politico. La questione della sua leadership non è poco interessante. Anche se di posizioni politiche diverse rispetto alle mie, il partito democratico governerà questo paese, quindi è nostro dovere partecipare (proprio noi che chiediamo sempre partecipazione, che gridiamo vergogna ai politici chiusi in casta) alla costruzione del partito democratico, nel limite delle nostre possibilità; e purtroppo questo limite è molto limitante: le regole prodotte dall'assemblea dei saggi per le candidature, tutto vogliono meno che la partecipazione: ma noi dobbiamo lottare, inserirci con forza all'interno del meccanismo, in modo che prenda strade diverse da quelle già segnate: fusione fredda dei due partiti (DS e margherita) con ruoli di segreteria divisi in parti pressocché uguali, manuale cencelli applicato alla costruzione di un partito.
In quest'ottica si inserisce la candidatura di Furio Colombo, personaggio indipendente, non certo un santo (mi sono trovato sometimes a non condividere alcune decisioni), ma il migliore tra i candidati, e non mi sento di considerarlo il migliore dei peggiori (terminologia usata spesso per indicare i politici che votiamo), ma secondo me è effettivamente uno dei migliori. Meglio di Veltroni, che è troppo morbido, sia nel programma sia negli atteggiamenti.
Dopo queste parole, posto il suo programma, leggetelo (è importante, anche se non vi convice in gerenale, non condividete quello che ho detto, leggetelo), giudicate, e se vi convince, firmate per la sua candidatura attraverso il sito furiocolombo.it, c'è tempo solo fino al 30 luglio (sempre per il terribile regolamento dei saggi). Cercate di diffondere il messaggio.



da l'Unità martedì 24 luglio 2007
1 - Dichiaro la mia candidatura a Segretario del Partito Democratico per contribuire, con la mia esperienza di vita, di professione e di impegni internazionali che mi hanno posto a contatto con altre tradizioni democratiche, a dare al nascente partito un nocciolo di idee che confermino e arricchiscano la natura e la radice democratica di questo partito. Cerco un legame con i cittadini in un periodo della storia in cui solitudine e paura, più ancora della "antipolitica", allontanano e separano gli elettori dalla partecipazione agli eventi politici.
2 - Affermo che il cuore del partito che intendo rappresentare è il lavoro, la dignità, il legame fondamentale che rappresenta con il vincolo di cittadinanza, con la Costituzione, con le leggi, con le altre persone.
Parlo del lavoro cercato dai giovani e che, quando c'è, il più delle volte è irrilevante per costruire un futuro. Parlo del lavoro di coloro che stanno vivendo la loro esperienza di mestiere e di professione in un'epoca che tende a screditare e penalizzare il lavoro retribuito, tende a dichiarare esose anche le più legittime richieste di chi contribuisce con il proprio lavoro allo sviluppo e alla crescita del Paese, tende a prestare attenzione solo a chi, bene o male, ha già accumulato ricchezza.
Come avviene negli Stati Uniti, che pure sono considerati la casa madre dello sviluppo capitalistico, il Partito democratico dovrà essere il partito del lavoro. E ciò non in senso sindacale, ma nel profondo senso culturale e civile della tradizione democratica. Questo non vorrà mai dire essere ciechi e sordi alle esigenze di tutta la comunità in tutte le sue espressioni. Ma vuol dire sapere che la vita democratica di un Paese si fonda sul lavoro, le condizioni del lavoro, le garanzie del lavoro e la certezza che non saranno mai negati né la dignità del prestare la propria opera, né la certezza dei diritti a cui le controparti si sono di volta in volta impegnate verso che lavora e lavora bene. Sarà chiaro a tutti che non si tratta di una affermazione di classe ma di una constatazione di buon senso. La tenuta, la rispettabilità, la crescita, lo sviluppo di un Paese si basano sulla partecipazione dei cittadini attraverso il lavoro.
Se si restringe il numero di coloro che lavorano e tarda a sopraggiungere il contributo delle nuove generazioni, il vero problema non è attuariale o statistico, ma è la diminuzione della partecipazione politica dei cittadini che vuol dire fine della politica. Il patto fra generazioni non si fonda sui numeri delle tabelle ma sul passaggio di esperienza e di responsabilità fra i più giovani e i più anziani. Il patto di solidarietà è intorno al lavoro, non agli sportelli degli uffici postali dove si pagano le pensioni.
3 - Affermo che non mi sembra sensato candidarsi per rappresentare una particolare fascia demografica di cittadini. Ciò finisce per prefigurare una sorta di confronto conflittuale: il tuo lavoro sbarra la strada al mio, la tua pensione toglie a me il pane di bocca.
Non è questo il fondamento che andiamo cercando per il nuovo Partito democratico. Ma se si insistesse sul dato generazionale, non avrei difficoltà a dire che a me tocca, allora, di candidarmi a nome di quegli italiani oltre i 70 anni, che non accettano di vedere screditato e svilito ciò che hanno fatto in decenni di lavoro perché sono diventati "vecchi".
Sono attualmente impegnato in Senato in cui molti non si imbarazzano a gridare insulti alla senatrice a vita Rita Levi Montalcini, premio Nobel per la Medicina, e al presidente emerito della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro solo perché osano avere ed esprimere, alla loro età, e in una funzione (senatore a vita) che viene giudicata "un binario morto", la loro persuasione politica. Mi richiamo al nome e all'esempio di italiani come i due Senatori che ho nominato e di persone come Vittorio Foa o Pietro Ingrao per dire che ogni riferimento generazionale in questa candidatura è improprio e, sia pure involontariamente, offensivo.
4 - La scuola è un'altra grande ragione di questo impegno. Il nuovo Partito democratico dovrà dedicare alla scuola, dal primo contatto con i bambini che si affacciano alla vita sociale fino alla ricerca scientifica, la stessa attenzione, lo stesso rilievo, e lo stesso peso economico che un tempo si dedicava agli eserciti. Non può funzionare un Paese che non ponga la scuola, la formazione culturale e scientifica, la specializzazione al livello più alto della ricerca, al più alto livello di attenzione, di impegno di governo, di preparazione dei docenti e di fondi disponibili. Il Partito democratico di cui parliamo dovrà essere in grado di riconoscere che la funzione, il livello, la qualità e il compenso degli insegnanti devono essere preoccupazione centrale del governare e percorso principale verso il futuro.
Una scuola di alto livello e funzionante in tutti i suoi gradi, dalla prima scuola materna alla più avanzata ricerca scientifica è il vero patto fra generazioni. Per questo il Pd crede fermamente nella Scuola pubblica.
5 - Ospedali e struttura sanitaria costituiscono, con la scuola e il lavoro, i vincoli essenziali di cittadinanza. Quando il cittadino sa di poter contare su uno Stato presente e attivo nei momenti fondamentali della sua vita, dalla nascita dei bambini alla più pronta e bene organizzata prevenzione e cura delle malattie, al soccorso nelle emergenze, alla presenza assidua e competente nelle fasi finali della vita, allora il rapporto cittadino-Stato si apre alla fiducia, diventa leale e di reciproco sostegno.
Ognuno farà la sua parte per uno Stato che c'è nei momenti difficili.
6 - La legalità, la giustizia, in un Paese senza segreti e che riconosce pienamente l'indipendenza della Magistratura, è ciò che distingue l'Italia democratica dal periodo di illegalità costante e di irrisione alle leggi e ai giudici del governo di Berlusconi, ed è naturale bandiera del Pd.
In questo specifico senso la contrapposizione netta a tutto ciò che ha rappresentato il governo Berlusconi non è un residuo sentimento del passato ma è progetto del nuovo partito: legalità che non accetta zone oscure e segreti, legalità che non ammette scorciatoie rispetto alle regole che vincolano tutti i cittadini, legalità che significa non ammettere e non tollerare l'inquinamento grave dei conflitti di interesse, specialmente quando quei conflitti, come nel caso di Berlusconi, riguardano la proprietà ingente di mezzi di informazione. Una situazione in cui il presidente del Consiglio è nello stesso tempo e nella stessa persona, concessionario e concedente dei diritti sull'uso delle frequenze televisive, come è avvenuto per il presidente Berlusconi che ha concesso al proprietario Berlusconi le autorizzazioni necessarie per le sue reti televisive, non dovrà e - a causa di una efficace legge sul conflitto di interessi - non potrà più ripetersi.
Quando si ricordano i gravi problemi creati al Paese, e alla sua immagine e credibilità internazionale, dalle leggi ad personam, le leggi vergogna, (e in particolare la Legge Gasparri sulle Comunicazioni, misurata sugli interessi di Mediaset e ora respinta dalla Unione Europea) non si esprime uno stato d'animo rancoroso e personale come tendono a far credere coloro che sono, per una ragione o per l'altra, inclini a dimenticare. Si parla di leggi, di rispetto, di interessi dello Stato ma anche di immagine rispettabile del Paese.
7 - Il Pd alla cui Segreteria mi candido è laico nel rispetto del dolore di Welby, del diritto ad amarsi delle coppie di fatto, della protezione di diritti civili elementari e fondamentali come il Testamento biologico.
Mai, in nessuna circostanza, immagina avversioni o mancanza di attenzione per la sensibilità e la persuasione dei cittadini credenti che sono tanta parte della storia e della sua vita italiana. Ma intende chiedere, per chi è laico, la stessa attenzione e lo stesso rispetto. Il Partito democratico che vorrei guidare non è una macchina del potere in più ma un insieme solidale di cittadini che intendono unirsi per dare, non per chiedere, per contribuire, non per profittare, soprattutto per portare il capitale del proprio lavoro e del proprio talento, che è la vera ricchezza e la vera forza di un Paese quando le regole sono chiare e pulite.
Furio Colombo
domenica, 10 giugno 2007

Lettera aperta a Prodi

di: p. Alex Zanotelli - (Direttore di Mosaico di pace) - Napoli, 27 aprile 2007

Egregio Presidente del Consiglio, Pax et Bonum.
Le auguro di cuore che questa antica benedizione francescana che raccoglie quella ebraica dello Shalom (pienezza di vita) diventi il Suo programma di governo. Io avevo tanto sperato che il suo governo avrebbe riportato l´Italia a essere Paese non più in guerra con altri Paesi, come prevede la Costituzione italiana (art.11). Purtroppo non è stato così. Ne prendo atto con rammarico. Devo confessarle che non me lo aspettavo.

Non mi aspettavo la decisione di rimanere in Afghanistan. Una guerra ingiusta contro un popolo che non ci aveva fatto proprio nulla. Ma soprattutto non mi aspettavo una politica che mira a rendere l´Italia un Paese armato e a immetterlo nel complesso militar-industriale mondiale. I fatti sono sotto gli occhi di tutti:
  1. Il suo invito, lo scorso settembre durante la sua visita in Cina di porre fine all´embargo europeo e italiano per la vendita di armi al colosso cinese, è stato per tanti di noi un primo colpo al cuore.
  2. La finanziaria di quest´anno ha stanziato 22 miliardi di euro per la Difesa. Un aumento del 12% rispetto alla ultima finanziaria del governo Berlusconi. Siamo al settimo posto al mondo per le spese militari.
  3. Nella finanziaria di questo anno l´articolo 113 istituisce «un fondo per le esigenze di investimento della difesa» cioè per la ricerca militare. Si tratta per i prossimi tre anni di qualcosa come quattro miliardi e mezzo di euro. È un fatto di estrema gravità.
  4. Il sottosegretario alla difesa, on. Forcieri, ha firmato a Washington lo scorso febbraio il protocollo di intesa su produzione e sviluppo del caccia F-35 (Joint Strike Fighter). Se ne costruiranno oltre 4.500 esemplari al prezzo di 45 milioni di euro cadauno. Per questo progetto ´Italia dovrà stanziare subito un miliardo di euro.
  5. La decisione di ampliare la base americana di Vicenza (aeroporto Dal Molin) presa dal suo governo contro la forte opposizione della popolazione vicentina è molto grave.
  6. Il rafforzamento delle basi militari americano e Nato, soprattutto nel Sud Italia, che diventa la nuova frontiera della guerra al terrorismo. La base di Sigonella (Sicilia) è in procinto di essere triplicata, mentre Napoli diventa la nuova sede del Supremo Comando navale americano di pronto intervento che giocherà tramite il «Comando dell´Africa» (Afri-Com) un ruolo notevole per il controllo americano del continente nero.
  7. La firma, lo scorso febbraio di un memorandum di accordo quadro per fare entrare il nostro Paese sotto l´ombrello dello «Scudo» antimissile. Un accordo negato all´inizio dal suo governo e in un secondo tempo, ammesso. Così l´Italia e Polonia sono dentro il programma dello scudo antimissile mentre Grecia e Turchia non lo hanno accettato. Questo spacca ulteriormente l´unione europea e fa infuriare la Russia che grida alla «minaccia».
  8. Secondo il rapporto del suo governo presentato in parlamento lo scorso marzo, l´Italia ha venduto armi per un valore di oltre 2,19 miliardi di euro con un aumento di vendite del 61% rispetto all´anno precedente. Grossi affari per le banche armate, ma soprattutto per il suo governo che è il maggior azionista delle fabbriche di armi italiane.

Da tutto ciò mi sembra ovvio affermare che il suo governo sta marciando a piena velocità verso una militarizzazione del territorio e verso l´inclusione dell´Italia nel complesso militare industriale mondiale. Che questo avvenga proprio sotto un «governo amico» coperto da una «stampa amica» proprio non riesco ad accettarlo.

E più grave ancora, mentre troviamo i soldi per le armi, non li troviamo per la solidarietà internazionale (siamo fanalino di coda nella lista Ocse per l´aiuto ai Paesi impoveriti). E non troviamo neanche 280 milioni di euro per pagare il «Fondo globale» per la lotta all´Aids, come era stato promesso ai vertici G8.

Presidente, che delusione! Soprattutto che tradimento dei poveri! Le auguro che l´urlo degli impoveriti che per 12 anni ho ascoltato nel mio corpo nella baraccopoli di Korogocho giunga al suo orecchio e l´aiuti a cambiare rotta. Sono solo un povero missionario comboniano.